Omelia 3^ Domenica di Pasqua 5.5.2019




Se crediamo possiamo cadere nel mare del mondo e raccogliere pesci di tanti tipi.

La celebrazione celeste è di una grande bellezza, è una lode eterna a cui partecipa tutto l’Universo, animato e inanimato. La lode è intonata da Gesù. Ma quella lode comincia già da questa terra!

nº 1854

Omelia 3^ domenica di Pasqua (05.05.19)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

È  il Signore

Le reti non si ruppero

Gesù risorto si è manifestato ai suoi discepoli. Per far loro capire la Risurrezione mostrò con chiarezza che Lui era lo stesso, a tal punto di mangiare con loro e stare con loro in riva al lago  quando fecero la pesca miracolosa. Questo miracolo ritrae i risultati della missione. Seguendo la parola di Gesù prendono molto pesce e le reti non si ruppero. Erano 153 grossi pesci. Perchè questo 153? San Girolamo dice che era il numero dei pesci conosciuti. Qualche altro autore dice che era il numero dei popoli conosciuti allora. Giovanni dice che è il Signore che ci dice di lanciare la rete alla destra della barca. L’uomo che si trova sulla spiaggia e indica il luogo della pesca è il Cristo Risorto. Riconoscono in Lui il Risorto che viene dal trono del Padre. Giovanni dice che l’uomo che li manderà a gettare la rete dal lato destro, è il Signore. Essi hanno fiducia che tutto quello che faranno non lo faranno senza di Lui. Gesù dice: “Senza di me non potete fare nulla” (Gv 15,5). All’avvicinarsi alla spiaggia vedono che Gesù aveva già preparato pane e pesce arrostiti. Il Risorto è il Pane della Vita,  cotto nel fuoco dello Spirito. Così alimentati possono annunciare. La predicazione dei discepoli non sarà una offerta vuota. Essa avrà vigore perchè si è fatta pane che si offre nel fuoco dello Spirito. La sua forza supera la fragilità umana, ma è consistente quando parte da Gesù.  Egli sta in piedi sulla spiaggia, , e allo stesso tempo è unito al Padre. Ogni Eucaristia è mistero Pasquale nella vita di ogni cristiano. Per essa riviviamo e annunciamo-

L’Agnello immolato

Nell’Apocalisse san Giovanni ci descrive la bellezza della celebrazione celeste. È una lode eterna. Nel centro sta l’Agnello che mostra le ferite subite nella sua morte.  L’universo integra il maestoso coro dei viventi. La lode è diretta al Padre attraverso l’Agnello che fu sacrificato e ora è glorificato. Solo Lui è degno di aprire il disegno di Dio. Tutte le creature quelle del Cielo e quelle della terra, incluse le cose materiali, partecipano di questa adorazione. E così comprendiamo quanto oggi sia mal compreso  il culto a partire dalle Scritture. L’Universo partecipa del Culto eterno, inclusi gli esseri inanimati. Tutti cantano l’inno di lode intonato proprio dall’Agnello che porta in se i segni della Passione. Solo Lui è degno di ricevere e prestare il culto. Il Cristo risorto insegna che la celebrazione della nostra Eucaristia non è opera di un individuo ma di  tutto l’Universo creato.  Ci insegna qui la dimensione cultuale di tutti. In risposta abbiamo il dono di partecipare a questa unica celebrazione che unisce in se la lode di tutti. I tempi che viviamo  hanno rovinato molto della celebrazione. Quando partecipiamo alla celebrazione liturgica noi stiamo vivendo il culto che gli eletti fanno al Padre,  in Cristo, partecipando alle sue gioie e tristezze. La celebrazione in Cristo diventa memoria e incoraggiamento all’annuncio di ciò che abbiamo visto e ascoltato.

Obbedire a Dio

Gli apostoli furono presi dai capi i quali proibirono loro di predicare. Abbiamo qui la scena degli apostoli che predicavano nel tempio- il Sommo Sacerdote dice: “Vi avevamo già proibito di insegnare nel nome di Gesù” (Gv 21,28). Ma essi non desistettero dall’annunciare la Risurrezione attraverso la Parola e i miracoli. I capi spirituali del popolo ebreo volevano imporre silenzio. Gli apostoli arrivano al punto bellissimo dell’annuncio della fede, in cui hanno la sensazione di avere qualcuno che li sostiene. Il dialogo di Gesù con Pietro ci fa conoscere che l’amore è la fonte del loro ministero apostolico. Anche se furono deboli non persero l’amore di Gesù. E Pietro dà una magnifica risposta: “Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti amo” (Gv 21,17).

 

Letture At. 5,27b-32.40b-1;S 29;Ap. 5,11-14;Gv 21,1-19



 
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