Omelia 26^ Domenica T.O. 29.9.2019

me è triste essere cieco! Peggio ancora è essere cieco con gli occhi aperti. Non si sa vedere ne giudicare, è segno di una triste fine. “Ricordati della tua fine e vivrai, e non peccherai mai” (Eccl 7,36)

nº 1896

Omelia 26º Domingo Comum (29.09.19)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

La giustizia del Regno

Dio ascolta

La Parola di Dio ci descrive in modo chiaro ed attuale, la giustizia di Dio e la giustizia umana.  Queste sono sempre presenti nella società. Questa Parola ci interroga sulle nostre abitudini. Non possiamo dire: “questo non vale per me”.  Siamo interrogati non su quello che possediamo ma sullo sguardo míope  difronte alla realtà.. è molto triste guardare solo a se stessi. È impossibile fare un passo avanti nel progetto umano di essere fratelli. Non basta essere sociali. Il testo del profeta Amos, uomo pieno di umanità, riporta il comportamento dei ricchi del suo tempo  soprattutto in Samaria. Gesù ha davanti gli occhi la situazione dei ricchi e dei poveri. Il ricco “si vestiva con abiti raffinati ed eleganti e dava splendide feste tutti i giorni” (Lc 16,19). Erano nababbi. Solo il piacere e la vita facile. La ricchezza garantiva loro una vita libera.  La prima lettura descrive come vivevano questi ricchi. Il problema non è quello di avere ricchezza bensì di non preoccuparsi della rovina della gente. Il popolo era stremato, non era il problema dei “dissoluti” (Am 6,6). Dio escolta il grido dei deboli e li porta a lodare: “Il Signore è fedele per sempre, fa giustizia agli oppressi, da cibo agli affamati, è il Signore che libera gli oppressi. Difende l’orfano e la vedova” (S 145). È il Signore che accoglie Lazzaro. In ebraico questo nome significa colui che Dio ascolta. Gli occhi di Dio cercano coloro che soffrono. Dio è il responsabile giuridico, perchè, amorosamente li porta sotto la sua cura (145,7). Lazzaro muore ed è portato dagli angeli nel seno di Abramo, il Cielo.

 

Inversione di valori

Lazzaro  va in cielo e il ricco fu sepolto ...in mezzo ai tormenti, vide Abramo e Lazzaro al suo fianco (23). Abramo mostra il cambiamento: “Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro, i mali. Ora egli è nella consolazione e tu nei tormenti”. Il testo presenta un dialogo nel quale il ricco, vedendo l’impossibilità di essere alleviato, chiede ad Abramo che mandi Lazzaro ad avvisare i suoi familiari per prevenirli. Il testo ci disse che non c’è questa possibilità  di rifare la vita dopo la morte, perchè questa è definitiva. E che non c’è questo transito tra cielo e terra e inferno. Ma la parola è una soluzione durante il corso dela vita e alla richiesta del ricco di inviare loro un morto affinchè essi si convertano, Abramo responde chiaramente che “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, essi non crederanno, neppure se qualcuno resuscitasse dai morti” (Lc 16,23-31). La conversione vera non si da a causa della paura, ma per la Parola di Dio. Solo essa può toccare i cuori e provocare la conversione.

Il cammino del giusto

Tutti noi combattiamo attraverso la mostra fede viva. Paolo formava i suoi collaboratori alla fermezza della fede, non lascia di insistere con Timoteo di vivere bene: “Tu che sei un uomo di Dio, fuggi dalle cose perverse, cerca la giustizia , la pietà, la fede, l’amore, la fermezza la mansuetudine...  custodisci il tuo mandato integro e senza macchia fino alla manifestazione gloriosa del Cristo (1 Tim 6, 11,14). Tutti viviamo le stesse situazioni del profeta. Gesù riprende questo tema nella sua parábola. Il grande problema è di non vedere la situazione del popolo. Il ricco dei banchetti non deve aver visto Lazzaro fuori della porta. Il disconoscimento della realtà del popolo è un assassínio programmato e appoggiato  dai proprietari del mondo. È un male che non si cura. L’insensibilità dell’uomo verso il sofferente è uno di questi assassini agli occhi di Dio.

 

Letture: 6,1,1ª.4-7;Salmo 145;1 Tim. 6,11-16;Lc16,19-31.


 
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