Omelia 32^ Domenica T.O. 10.11.2019



In Gesù tutto trova senso, tutto si rinnova


nº 1908

Omelia 32º

Domenica T.O.

(10.11.19)

Redentorista

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Dio dei vivi

Fede che vale una vita

Siamo già vicini alla fine dell’anno liturgico, la Parola di Dio ci conduce a contemplare il nostro futuro non solo la nostra fine. È come attendere l’accensione delle luci dello spettacolo definitivo. Non si tratta di una fine che ci annulla e provoca in noi una disillusione e un vivere senza speranza. “Noi attendiamo nuovi cieli e terra nuova” (2 Pt 3,13). A partire da questo stimolo possiamo capire l’insegnamento della Parola che ci è rivolta. La lettura del secondo libro dei Maccabei e del vangelo di Luca ci parla di due cose che ci sembrano assurde. I 2 libri dei Maccabei segnalano anche la necessità di resistere alle novità che il paganesimo cerca di introdurre nella vita della gente.  Per esempio vediamo la resistenza dei 7 fratelli e della loro madre davanti alla imposizione di mangiare la carne di maiale. Ciò significava abbandonare la legge di Dio e accettare i costumi pagani.  È un racconto tremendo ma ammirevole per la fortezza manifestata davanti alla sofferenza al fine di restare fedeli a Dio. Nel vangelo abbiamo una discussione di Gesù con i sadducei che non credevano nella resurrezione. Essi presentano il caso di 7 fratelli che muoiono subito dopo essersi sposati con la stessa vedova, che alla fine muore anche lei. Essi avevano rispettato la legge del levirato per la quale alla morte di un fratello un altro deve sposarsi con la vedova per suscitare una discendenza al fratello defunto. Domandano: nella vita futura di chi sarà sposa? Gesù risponde: la vita futura non si regge sulle leggi degli uomini. Là la condizione è un’altra, come quella degli Angeli. Non nega la vita presente ma afferma che nell’aldilà si vive la vita dei risorti. Viviamo in Dio.

Speranza felice ed eterna

“Al risveglio mi sazierò della tua immagine” (S 16). Sulla strada della risurrezione passiamo per il cammino delle nostre decisioni e scelte. Per questo nel salmo preghiamo: “Porgi l’orecchio alla mia preghiera: sulle mie labbra non c’è inganno. Tieni saldi i miei passi sulle tue vie e i miei piedi non vacilleranno. Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio; tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole” (S 16). La conoscenza di Dio e del suo affetto per la sua fragile creatura ci garantisce il futuro. Paolo disse ai tessalonicesi: “Che il Signore diriga i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo” (2 Ts 2,5). La vita Cristiana non è l’esecuzione di regole, ma la fiducia in una speranza che fonda le nostre aspirazioni  e la nostra fede in una vita che continua. Tuttavia dobbiamo toglierci dalla testa che torneremo a vivere la nostra vita di nuovo magari ritornando in un altro tempo sotto un’altra condizione.  La nostra fede non ammette questo ritorno. Una volta passata questa nostra vita terrena, entriamo in possesso di una vita che dura per sempre. La fede nella risurrezione è fondamentale. Siamo certi che avremo il nostro incontro con Cristo. Per questo Lui è morto e risorto. Noi vivremo uniti a Lui per la fede.

Un mondo risorto

La risurrezione non è soltanto un fatto spirituale, alla fine della vita quando tutto sarà compiuto. Essa penetra ogni esistenza cristiana e tutto l’universo. Paolo insegna che tutto sarà ricapitolato in Cristo, cioè, tutto l’universo cammina per unirsi a Cristo. In Lui tutto ha senso, in Lui tutto si rinnova. Introdurre il Vangelo nel mondo è rinnovare la luce di Cristo. È attraverso la vita cristiana, vissuta non come ideologia ma come vita in Cristo. Tutte le cose dovranno essere messe al servizio dell’uomo e di Dio. Così si rinnovano. Per questo non possiamo fare della religione una pratica individuale o soltanto spiritualizzata, ma essa deve rinnovare tutte le cose e le persone.

Letture 2ºMac 7,1-2.9-14;Salmo 16; 2Tes. 2,16-3,5; Lc. 20,27-38







 
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