Omelia 2^ Dom Quaresima 8.3.2020





C’è un futuro: essere simili a Gesù

È ascoltando e ponendosi in cammino come Abramo che potremo arrivare alla trasfigurazione personale

A differenza delle altre chiese dove si canta e si prega molto, noi siamo la Chiesa dell’ascolto

nº 1942

Omelia 2^ domenica di Quaresima (08.03.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Visione della Gloria

Seguire Gesù

Nella 1^ Dom di quaresima abbiamo riflettuto sul deserto. È un tempo di cammino nel processo di conversione dai mali che ci affliggono il cuore. Continuando la spiritualità quaresimale  si tratta ora di rivolgerci non tanto al cammino quanto dell’arrivo.  In quel giorno salirono su un alto monte dove Gesù si trasfigurò. È il punto di arrivo di tutti coloro che seguono il nuovo Mosè. La trasfigurazione di Gesù è la meta di tutti i credenti. Nelle prime domeniche di quaresima c’è sempre lo stesso schema: tentazione e trasfigurazione di Gesù. È un momento per non perdere la speranza nonostante le nostre fragilità. C’è un futuro: essere simili a Gesù. Abramo è il prototipo di chi cammina diretto verso Dio. Non guarda il cammino ma, verso “la terra che Dio gli mostrerà” (Gn 12,1). In questo viaggio Abramo va trasformandosi nell’immagine del padre di molti popoli. “Abramo credette in Dio e questo gli fu computato come giustizia” (Rm 4,3). La parola giustizia equivale a santità. Conosciamo tutti la scena della trasfigurazione. In quel giorno Lui e i suoi discepoli sulla montagna. Lì Gesù si trasfigura: il corpo diventa brillante e i vestiti bianchissimi. Sappiamo che questo momento avvenne per spiegare il suo passaggio dalla Passione, ma è anche la meta del cammino spirituale: la trasfigurazione di ogni uomo e donna. Non ci sarà un segnale di gloria esteriore, ma solo all’interno dove si manifesterà la gloria del Padre. Per questo dobbiamo formare l’immagine di Cristo in noi e avere i suoi sentimenti e la sua mentalità.

Ascoltare il Padre

Il Padre presenta il cammino per arrivare a questa gloria interiore: “E’ di nuovo venne una voce che diceva: “Questo è il mio Figlio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. AscoltateLo!” (Mt 17,6). È ascoltando e ponendosi in cammino come Abramo che potremo arrivare alla trasfigurazione personale. Questa avverrà nel seguire Gesù nel suo dedicarsi agli abbandonati. Abbiamo molta preoccupazione nel fare “cose” spirituali, o anche attività pastorali nella comunità.  Impegnandoci in molti buoni compromessi. Siamo preoccupati con i metodi spirituali, riti, liturgie magnifiche, preghiere prolungate, digiuni, studi e tante altre cose. Il Padre non ci ha inviato a fare niente di tutto questo quando mostra suo Figlio trasfigurato. Disse soltanto: “Questo è il mio Figlio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. AscoltateLo!” (Mt 17,5). Dio vuole parlarci e noi attenuiamo la sua voce con la nostra incapacità di ascoltare. Gesù ha curato molti sordi. Non si trattava soltanto di conquistare l’”audience” ma di avere capacità di ascoltare Dio parlare. Egli ci parla sempre. Quando ascoltiamo? Parliamo tanto, ma non ascoltiamo. A differenza delle altre chiese dove si canta e si prega molto, noi siamo la Chiesa dell’ascolto. “Parla Signore, che il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,10).

In cammino

Abbiamo idee malsane sul processo della santificazione. Rimaniamo nelle pratiche esteriori che non ci compromettono con il Regno di Dio e con la sua azione liberatrice dei sofferenti. Trasfigurati, siamo anche deificati, nel linguaggio degli Orientali. È la nostra partecipazione alla Divinità. Passeremo, durante questo cammino, per le varie tappe che furono già del popolo nel deserto, con le stesse tentazioni. Saremo come Abramo  che passa per la prova della fede. Saremo come Gesù che, dopo la trasfigurazione, discese nella pianura e affrontò il mistero della Croce. È la trasformazione pasquale iniziata nel battesimo grazie al quale riflettiamo l’immagine di Dio e trasformiamo il mondo.

 

Letture: Gen 12,1-4ª; Salmo 32; 2Tim 1,8b-10; Mt. 17,1-9







 
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