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Omelia seconda domenica di Pasqua 19.4.2020




Soltanto entrando dentro, come Tommaso volle toccare fin dentro i fori delle piaghe, possiamo intendere la dimensione completa della fede. Non si crede a pezzi, ma si assume un corpo.

n. 1954

Omelia seconda domenica di Pasqua (19.4.2020)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Ricevete lo Spirito Santo

I peccati saranno perdonati

Nel giorno della Risurrezione, primo giorno della settimana, Gesù si manifesta ai discepoli per la prima volta. E il primo risultato della sua grandiosa manifestazione è il dono dello Spirito. Ma non fu a Pentecoste? E’ tutto un unico mistero. Giovanni mostra l’intimo legame della missione di Gesù e dello Spirito. È lo Spirito, dato da Gesù, nel suo Mistero di Morte e di Risurrezione, che effettuerà tutto e che Dio ci ha offerto in Lui. È il tempo dello Spirito. È bene notare che  promuoverà la remissione dei peccati. Questo potere è stato dato agli uomini. Questo perdono non è soltanto una confessione rituale e senza impegno nella fede ma è una riconciliazione universale, che parte dalla fede e dalla accettazione di Gesù come Redentore. Qui abbiamo il racconto della professione di fede di Tommaso. Il quale era assente durante la prima apparizione di Gesù, non volle credere mentre desidera toccare per credere. Nella seconda apparizione l’apostolo incredulo è chiamato da Gesù ad essere fedele e afferma: “Beati coloro che crederanno senza vedere”. Per l’azione dello Spirito, la fede non esige di toccare ma di credere. il tocco umano non può sostenere la fede, ciò che la sostiene è lo Spirito del Risorto. “Questi segni (miracoli) sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, affinché credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv 20,31). La vita del Risorto ci è data dallo Spirito quando ci apriamo alla fede. Credere è accettare e vivere secondo l’insegnamento di Gesù che ci è trasmesso interiormente dallo Spirito.

Custoditi per la salvezza (1Pd 1,5)

Lo Spirito ci è dato in abbondanza. Disse Gesù: “Fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Egli parlava dello Spirito Santo che dovevano ricevere coloro che avrebbero creduto in lui” (Gv 7,38). Il dono dello Spirito agisce in coloro che credono con immensa ricchezza: “Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nella sua grande misericordia, ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce... voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime (1Pd 1,3-4.8-9).  Lo Spirito soffiando sui discepoli dà vita all’uomo nuovo, come nella Creazione Dio soffiò sul fango che divenne anima vivente (Gn 2,7). Soffiando sui discepoli nel giorno della Risurrezione dona lo Spirito Santo per la vita nuova che Lui riceve dal Padre dopo essere passato per la morte. Questa vita nuova è proprio lo Spirito. Egli ci dona tutti i doni. Questo ci fa comprendere le parole: “Custoditi per la salvezza”. Sono doni che salvano. Per questo dobbiamo abbandonare i comportamenti meschini e usare lo Spirito con tutti i suoi doni.

Vivere uniti

Il dono dello Spirito costituisce la comunità. In essa siamo salvati ma in comunione. Poi seguirà la Pentecoste con le prime conversioni, che ci danno la descrizione di cosa è una comunità. La comunità è frutto dello Spirito che riunisce: “Essi erano assidui nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At 2,42). Il dono è Divino e spirituale, ma agisce nella condizione umana. Gli apostoli continuarono così come erano, trasformati dallo Spirito che ricevettero. Lo spirito genera comunione poichè è  nella comunità che riceviamo la Parola Viva, l’Eucaristia, l’amore fraterno e la comunione con Dio. Celebrare la seconda domenica  solo come una devozione alla misericordia può snaturare la ricchezza pasquale presente in questa domenica.

Letture: At 2,42-47; S 117; 1 Pt.1,3-9; Gv 20,19-31.





 
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