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Omelia 4^ Domenica di Pasqua 3.5.2020






Il tempo pasquale, con la sua liturgia,  è un invito a conoscere sempre meglio Gesù. Egli è definito “la Porta” per la quale arriviamo a Dio.

nº 1958

Omelia 4^ Domenica di Pasqua (03.05.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Vita in abbondanza

Io sono la Porta

Il tempo pasquale ci invita a conoscere Gesù. Non basta che sia glorioso nel cielo, ma che continua ad essere sulla terra: Cammino, Verità e Vita. Gesù non definisce se stesso con idee meravigliose, ma con molte immagini che, a poco a poco, danno una visione del suo essere e della sua missione. È questo anche un mezzo per comprenderLo meglio e per capire come noi ci relazioniamo con Lui. Il testo di Giovanni è ricco di simbolismo. Una di queste belle immagini è quella del Pastore, come leggiamo nel salmo 22  e nella continuazione di questo Vangelo in Gv 10,11, poi c’è anche l’immagine della porta delle pecore (Gv 10,7). È attraverso la porta  che entriamo in un ambiente. È attraverso di Lui che si raggiunge il luogo sacro, come nel tempio. Per essa arriviamo a Dio. La porta è il pastore delle pecore. Per questa porta che è Gesù si passa e si arriva a Dio. Essere porta è essere l’ingresso immediato a Dio. La porta è l’unico accesso possibile all’ovile del Regno. È un ingresso alla casa di Dio. Chi entra per la porta  Ã¨ il pastore: “Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori ... cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce” (Gv 10, 3-4). Si noti la relazione di conoscenza tra le pecore e il pastore. Esse lo seguono perchè riconoscono la sua voce. Conoscono e stabiliscono  una relazione nel seguire il pastore, poichè conoscono la sua voce. Chiamare per nome significa la permanente convivenza di vita, vita di salvezza. Si stabilisce una relazione che proviene dalla mutua conoscenza e dalla comunione di vita. Relazione di amore

Io sono il Buon Pastore

Chiamiamo questa domenica del “Buon Pastore”. Le diverse preghiere richiamano questo pensiero: “Che il gregge possa raggiungere, nonostante la sua debolezza, la fortezza del pastore”. Il salmo ritrae il Buon Pastore che conduce e introduce ai buoni pascoli, alle acque fresche, che ristora le forze, guida nel cammino sicuro, conduce per luoghi tenebrosi, prepara una mensa, unge il capo e porta alla casa dove vivrà per  tempi infiniti. Questo ritratto del Buon Pastore rispecchia l’immagine della grande felicità di chi lo ha incontrato. La predicazione degli apostoli ha il vigore che converte. La salvezza  nasceva dall’ascolto dell’annuncio fondato sulla esperienza personale che gli apostoli avevano fatto di Gesù risorto. Il battesimo era quell’acqua limpida uscita dal costato aperto del Cristo che ha inondato il campo del mondo. La celebrazione è il momento di aprire alle pecore le ricchezze conquistate dalla missione di Cristo: “dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime” (1 Pt 2,25). Ora il popolo di Dio, la Chiesa, può dire con il salmo: “Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni” (S 22).

Convertitevi

L’annuncio di Gesù inizia con una chiamata alla conversione: “Convertitevi perchè il Regno di Dio è vicino” (Mt 4,17). È necessario convertirsi per credere in Gesù. Nel primo discorso, il giorno di Pentecoste, a coloro che chiedevano: “Fratelli, cosa dobbiamo fare?” Pietro dice: “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati. E riceverete il dono dello Spirito Santo” (At 2, 37-38).da questa conversione e dal battesimo si comincia a riunire la prima comunità cristiana. Gesù completa: “Io sono venuto perchè abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Questo è il frutto della conversione.


Letture: At.2,14ª.36-41;Salmo 22;1 Pt 2,20b-25; Gv 10,1-10




 
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