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Omelia 6^ Domenica di Pasqua 17-5-2020



Lo Spirito Santo è il realizzatore della Chiesa. Nell’Eucarestia Egli ci fa partecipi del mistero della Risurrezione di Gesù affinche siamo resi capaci di vivere nella  nostra vita e nelle nostre azioni il  memoriale della fede che abbiamo celebrato nella liturgia.

nº 1962

Omelia 6^ domenica di pasqua (17.05.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Invierò un altro difensore

Non vi lascerò orfani

Gesù sintetizza nella Santa Cena, nel dire di Giovanni, tutto il suo insegnamento. I discepoli possono  comprendere che il Maestro dona loro, non solo un insegnamento, ma la consegna di se stesso a loro nell’Eucaristia. Fa una grande rivelazione di se stesso. Il vengelo di Giovanni concentra il nucleo dell’insegnamento di Gesù. Diciamo che Gesù dona lo Spirito Santo. Qui abbiamo la rivelazione di chi è lo Spirito Santo: “Se mi amate custodirete i miei insegnamenti, e io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Difensore (Consolatore)” ( Gv 14, 15-17). Per questo non resteremo orfani (Gv 14,18). È il dono di Gesù promesso per cinque volte durante l’ultima Cena:  lo Spirito di Verità (Gv 14, 16-17). Lo stesso che stava in Gesù e che è a Lui unito : “Io sono la Verità”. Lo Spirito darà testimonianza su Gesù, che non sarà una verità inaccessibile. Egli insegnerà ogni cosa. Non resterà nascosto. Ma ancor di più: Egli sarà una memoria permanente.  Niente sarà perduto di tutto ciò che fu detto e di cui abbiamo necessità di conoscere. Non abbiamo bisogno di nuove dottrine. Vediamo nella storia come la verità attraversa il tempo, sempre la stessa,  donata con chiartezza dalla sapienza della Chiesa e dei suoi figli. Gesù, l’intercessore unito al Padre, ci dà un difensore, lo Spirito Santo. La stessa testimonianza che lo Spirito dona, anche  i fedeli daranno come Sua garanzia. Lo Spirito  chiederà sempre conto al mondo sul peccato, la giustizia e il giudizio (Id 7-11). Condurrà alla pienezza della verità, perchè ci insegnerà ciò che ha ricevuto dal Figlio (id 11-17).  I cristiani hanno coscienza dell’azione dello Spirito Santo come realizzatore della Chiesa

Far fruttificare il sacramento pasquale

La preghiera del dopocomunione  esprime una richiesta e cioè desidera mettere in pratica i frutti della Risurrezione di Cristo: “Dio grande e misericordioso, che nel Signore risorto riporti l'umanità alla speranza eterna, accresci in noi l'efficacia del mistero pasquale con la forza di questo sacramento di salvezza”. L’Eucaristia ci rende partecipi del mistero della Risurrezione del Cristo, che in modo spirituale ci fa entrare in comunione e da questo difensore siamo condotti alla pratica nella vita. Celebrare è vivere. Nella sua consegna al Padre, Gesù ci porta con se e si fa presente in noi quando Lo portiamo nelle nostre azioni. Così risuscitiamo il mondo affinchè sia sempre in accordo con i sentimenti di Gesù. Gesù è passato tra noi facendo il bene. È la nostra garanzia di Risurrezione. Gesù è sempre sicuro di quello che fa, perchè fa quello che gli chiede il Padre, così nell’Orto degli Ulivi: “Padre Mio, se è possibile allontana da me questo calice, tuttavia non come voglio io, ma come vuoi tu” (Mt 26,39).  Noi portiamo frutti quando cerchiamo di vivere il Vangelo. I suoi comandamenti non sono pesanti (1 Gv 5,3). Non possiamo considerare la Risurrezione di Gesù solo come qualcosa di spirituale, Essa è Vita.

Vita che corrisponda al mistero

Nell’orazione di Colletta preghiamo: “Dio onnipotente, fa' che viviamo con rinnovato impegno questi giorni di letizia in onore del Cristo risorto, per testimoniare nelle opere il memoriale della Pasqua che celebriamo nella fede”. Cosa osserviamo in questa preghiera? Che la celebrazione è lode, che entra nella vita. Come vivere un mistero? La vita corrisponda al mistero, le opere siano il memoriale di ciò che celebriamo nella fede. La prima corrispondenza sono i sacramenti. Sono essi che permeano la vita con la loro dinamica redentrice e maestra di vita. Viviamo la salvezza e le diamo vita, seguendo i significati del sacramento.   Gesù ha fatto il cammino dalla morte alla vita. Noi lo realizziamo nelle nostre azioni togliendo da noi ciò che è morte per portare la vita. Come? Vivendo come Lui è vissuto nell’amore di impegno permanente verso i fratelli. Per impegnarsi è necessario  allontanarsi dal male.

 

Letture: At.8,5-8.14-17; Salmo 65; 1 Pt.3,15-18; Gv 14,15-21.








 
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