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Omelia Solennità Santi Pietro e Paolo giugno 2020



Essi continuarono la missione di Gesù e ci hanno trasmesso le primizie della fede. Furono capaci di cambiare le loro mentalità basate sulla legge giudaica.

nº 1974

Omelia Solennità SS. Pietro e Paolo (29.06.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

San Pietro e San Paolo

Primizia della fede

Celebrare San Pietro e San Paolo è un grande momento nella Chiesa. Per molti la loro festa ha un aspetto folcloristico. Il popolo commemora a suo modo.  Sono riconosciuti come primi maestri della fede. Pietro e Paolo professarono la fede come dono che hanno ricevuto da Dio per  comunicare “tutto quello che Egli ha insegnato”. Non possiamo infatti dimenticare che Gesù continua ad agire  come per il mistero dell’Incarnazione. Gesù venuto in modo tanto umano e semplice, ha vissuto semplicemente ed è morto come un semplice. Il suo messaggio è semplice. Così la prima evangelizazione è fatta da uomini semplici. Paolo era un po’ più preparato, ma ha saputo accogliere da quegli uomini ciò che Gesù gli trasmetteva. Era umile al punto di andare a Gerusalemme per confrontare il suo insegnamento con quello degli apostoli affinchè non stesse correndo invano (Gal 2,2). Quegli uomini continuavano la missione di Gesù e ci hanno trasmesso la primizia della fede. È la richiesta che si fa nella loro festa: “Signore Dio nostro, che nella predicazione dei santi apostoli Pietro e Paolo hai dato alla Chiesa le primizie della fede cristiana, per loro intercessione vieni in nostro aiuto e guidaci nel cammino della salvezza eterna” (colletta).  Fermi nella fede furono capaci di comprendere le sofferenze della loro vita apostolica, che non furono poche, a partire dalla certezza della presenza di Cristo che era sempre al loro fianco. Pur non avendo più la presenza fisica di Gesù con loro, lo sentivano però molto più presente ed in Lui confidavano.

Uniti nella corona del martirio

Leggendo gli Atti degli apostoli e le lettere di Paolo percepiamo che c’era una differenza tra i due. Si arrivò al punto che Paolo attirò l’attenzione di Pietro per un atteggiamento falso che aveva preso. Questo manca oggi nella Chiesa. È un gesto di profonda fraternità. Lasciar andare le cose non è fraterno, nè evangelico. A partire dalle differenza, ciascuno riconosce la missione dell’altro. Il Concilio di Gerusalemme ha dato a Paolo l’evangelizzazione dei pagani e a Pietro quella dei giudei. Una delle questioni era la conversione dei pagani.  Dovevano o no seguire la legge giudaica? Paolo era totalmente contrario, a partire dall’essere stato giudeo consapevole, formato alla scuola dei farisei. Per il bene del vangelo furono capaci di cambiare le loro mentalità. Chi crede nel Vangelo si considera un predicatore del vangelo. Pietro riceve le chiavi di un potere ma come dono  di servire nell’ordine spirituale e fare il bene. Sfortunatamente si pensa solo, invece, al potere come nel mondo civile. Gesù disse: “Tra di voi non sarà così ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo” (Mt 20,26).  Avevano una stessa fede: “Così, con diversi doni, hanno edificato l'unica Chiesa, e associati nella venerazione del popolo cristiano condividono la stessa corona di gloria” (Prefazio). La professione della fede di tutta la Chiesa è  la professione di fede di Pietro.

Cammino di comunità

La riflessione sui due apostoli fa ritornare la riflessione sulla vita di comunità, come preghiamo nella orazione finale e come ci è offerto negli Atti degli apostoli (At 2, 42).  La comunità continua ad essere il gruppo dei discepoli seguaci di Gesù che assumono l’unione come stile di vita. E si fortificano nell’insegnamento degli apostoli. Era il vangelo vivo che insegnavano. Non c’era il Nuovo Testamento. Ma erano uniti. L’unione li formava. Erano presenti alla frazione del pane (Eucaristia). Era l’alimento vivo. Erano uniti nella preghiera. È tutto ciò che ci manca! La festa di Pietro e Paolo può animare a cercare di più la comunità come luogo di formazione, di costruzione di Chiesa , di preghiera e di Eucaristia.

 

Letture:  At. 12,1-11;Salmo 33; 2 Tim. 4,6-8.17-18;Mt. 16,13-19.







 
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