Omelia 25^ Domenica T.O. 20.9.2020



Soltanto l’intimità con Gesù ci fa capire e vivere come il Padre. Ci fa approfondire sempre più il nostro essere a immagine e somiglianza con Dio.

nº 1998

Omelia 25^ Domenica T.O. (20.09.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Pensare come Dio

Diritto di essere buoni

Il profeta Isaia ci presenta il pensiero di Dio “I miei pensieri non sono vome i vostri pensieri, e le vostre vie non sono come le mie vie”. Sono distanti quanto la terra dal cielo (55,8). Questo testo ci aiuta a fare una lettura del vangelo di Matteo sugli operai dell’ultima ora. Il modo di agire di Dio non parte da una giustizia derivante da un contratto, ma da quella dell’amore e della benevolenza. Questo testo risponde a una necessità della comunità primitiva. C’erano giudei che diventavano cristiani e portavano tutta l’eredità millenaria di Israele. Come ci dice Paolo: “Essi sono Israeliti e possiedono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa” (Rm 9, 4-5). Per Paolo era doloroso dover essere separato dal popolo. I giudei, con il loro glorioso passato, si sentivano invasi dai pagani convertiti che erano posti su un piano di parità con loro. Questi sono gli “operai dell’ultima ora”, dalle 5 in poi. Nella Chiesa sono tutti uguali. Si afferma che Dio tratta tutti in modo uguale. Egli retribuisce con giustizia, ma la sua giustizia supera quella umana. Non disprezzò gli ebrei ma portò altri popoli. Apre a tutti la sua bontà. Notiamo che c’erano cristiani venuti dal paganesimo e che avevano un grande entusiasmo per Cristo.  Questa stessa realtà la vediamo nelle nostre comunità quando arrivano nuovi membri. Dio è diverso: apre le ricchezze del suo amore a tutti. È necessario essere generosi come Dio.

Vivere all’altezza del Vangelo

Per pensare come il Padre  sarebbe bene  vivere come san Paolo. Soltanto nell’unione, sempre più intima con Gesù, possiamo imparare a vivere come il Padre, come vediamo nella parabola. Così ci avvicineremo sempre di più a Dio nei pensieri e nei nostri cammini (Is 55, 8-9). Paolo nella sua storia è passato da persecutore a proclamatore della fede in Gesù. Egli unisce in tal modo la sua vita a Cristo e afferma che “per me vivere è Cristo e il morire è un guadagno”.  Fa intendere che morire in terra e vivere nel Cielo con Cristo sono la stessa cosa. Desiderava molto stare con Cristo ma, se continuare il suo lavoro è fruttuoso per i cristiani, non sa cosa scegliere. C’è già però una scelta fatta: “Una sola cosa importa: comportatevi in modo degno del vangelo di Cristo” (Fil 1, 27). Continua affinchè i cristiani vivano sempre in modo migliore la loro fede. Nella recita del salmo c’è la esplicitazione di questo Signore al quale dedichiamo la nostra vita: “Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature... il Signore è vicino a chiunque lo invoca” (S 144). Un Dio così attrae molto. Ma per Paolo il segreto dell’attesa è fare quello che fa Dio e come lo fa.

Gli ultimi saranno i primi

“Gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi” (Mt 20,16). È una affermazione complicata. Soltanto chi comprende la logica dell’amore può capire questa frase. Nessuno può reclamare. I primi non possono lamentarsi del capo. Gli ultimi diventano primi senza rivendicazione. Il salario è stato un “denaro”. In esso c’è l’immagine di Cesare e la sua inscrizione. Tutti i battezzati ricevono l’immagine di Cristo  e devono restituirla a Dio. Tutti ricevono l’immagine e la somiglianza con Dio e con la sua bontà che è partecipata a tutti. E’ la Parola divina che consacra nel battesimo (T Federici).tutti sono uguali davanti a Dio che invita a lavorare.

 

Letture Is. 55,6-9 Sl 144 Fil.20c-24.27ª; Mt. 20,1-16ª.




 
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