Omelia 26^ Domenica T.O. 27.9.2020








Una religiosità che non penetra nel  profondo del cuore  si chiude alle proposte del Regno. Il modello della vita nella comunità sono i sentimento di Cristo.

nº 2000

Omelia 26^ Domenica T.O. (27.09.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

La scelta che salva

Loro ci precederanno

Un padre che confida nei figli e apre possibilità di partecipare alla sua vita. Come risposta si ha il discernimento. Gesù racconta una parabola di due figli che ricevono l’ordine paterno di andare a lavorare nella vigna. Uno dice si ma non va, l’altro dice no, ma riflettendo meglio, poi va.  Questo episodio è paragonato alla risposta che i capi del popolo danno  a Dio. Dio sceglie e dona la missione. Con la loro vita e il loro comportamento hanno dato una risposta negativa. I peccatori, gli esattori delle tasse e le prostitute, con la loro vita, hanno dato una risposta negativa, ma hanno accolto Gesù e creduto in Lui. Per questo precederanno molti prescelti che non hanno risposto credendo in Gesù. I peccatori crederanno e si pentiranno. I sommi sacerdoti e i capi non hanno creduto nè hanno cambiato vita. Nella Chiesa vediamo anche una religiosità che non entra nei cuori e causa una chiusura alla proposta del Regno che toccherebbe profondamente le loro vite. Non c’è stata conversione. Per noi che pensiamo e viviamo il Regno di Dio, questa parabola ci porta a riflettere sulle permanenti proposte di Dio per la nostra vita cristiana, e anche se non lo neghiamo apertamente, prendiamo abitudini che lo sconfessano. Come si dicessimo: “non è per me”. Ciò che da vigore al vangelo è la risposta data con radicalità. La prima lettura mostra che Dio perdona quando vede la conversione. E se vivessimo male, passeremo alla disobbedienza e perderemmo la grazia e la salvezza.

Avere i sentimenti di Cristo

Paolo nella lettera ai filippesi si dilunga sul mistero di Cristo in una grande meditazione della sua condizione Divina che si incarna e va all’estremo fino alla morte. Il testo non è teologia di Paolo. È un inno che lo aveva incantato. È la grande riflessione sull’annichilimento (Kenosi) che Cristo fa su di se per salvare l’umanità e comunicare la sua vita e la sua grazia. Così vediamo la forza della riflessione della comunità. Hanno compreso che l’Incarnazione non è una bella festa a Natale, ma è il tremendo abbassamento del mistero di Dio che si apre al mistero dell’uomo perso nel peccato. È il mistero dell’obbedienza che ascolta la volontà del Padre e va fino alle realizzazioni estreme. “Per questo Dio  lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome (Fl 2, 9). Paolo descrive che questo è il comportamento che ci fa avere gli stessi sentimenti di Cristo che è il modello della vita della comunità. Soltanto così costruiremo una Chiesa che può avere la forza di cambiare il mondo. Non è questa la mentalità del mondo. Le persone che hanno servito meglio il mondo furono quelle che hanno pensato molto agli altri. Siamo ben conosciuti dai nostri Pastori come cantiamo nell’acclamazione al Vangelo “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco. Per questo esse mi seguono”

Possa Dio ricordare

In questo contesto un po agitato contempliamo Colui che sarà il nostro terribile giudice. Provochiamo Dio affinchè si ricordi della sua bontà: “Ricòrdati, Signore, della tua misericordiae del tuo amore, che è da sempre” (Salmo 24). Siamo in costante riflessione sulla nostra condizione di debolezza e a rischio di perderci nel cammino di Dio. Per questo  gridiamo con forza che abbia cura di noi e non ci lasci cadere in tentazione ma ci liberi dal male.  Occorre avere sempre gli stessi sentimenti di Gesù. Così non corriamo il rischio di perderci. Gesù è la salvezza. Uscendo da noi stessi incontriamo i fratelli ai qual andiamo come ha fatto Gesù nel dar la vita.

Letture: Ez. 18,255-28; Salmo 24; Fil. 2,1-1; Mt.21,28-32.





 
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