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Omelia 28^ Domenica T.O. 11.10.2020






Servire il Regno colma tutte le nostre necessità

nº 2004

Omelia 28^ Domenica T.O. (11.10.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Abito della festa

Il banchetto del Regno

L’immagine del banchetto è usata nelle Sacre Scritture come simbolo della comunione con Dio e con le persone. Isaia insegna che Dio ... ha preparato un banchetto aperto a tutti. Sul Sinai Dio ha preparato una festa per i 70 anziani (Es 24, 9-11).  Il banchetto è sacro perchè Dio è sempre colui che riunisce e si fa presente. Mangiare uniti è  condividere la stessa vita. Per questo Gesù istituisce l’Eucaristia durante il banchetto pasquale e comanda di farne una memoria. L’amore di Dio  è permanente e noi partecipiano di esso nell’Eucaristia. Ascoltiamo “Beati gli invitati alla cena del Signore!”. Nella parabola, Dio, sposo del suo popolo offre a tutti un grande banchetto. Gesù è il Figlio che, con la sua missione apre la casa del Padre per un banchetto. Il Regno è rappresentato anche da un banchetto. Tutti vi sono chiamati. I servi (profeti), fanno l’invito. Ma i primi invitati rifiutano di andare. Il motivo del rifiuto si basa sulle solite situazioni umane: pane, potere e piacere: ho comprato un campo, devo custodire gli animali, mi sono sposato e non posso andare. I nostri interessi personali valgono più del Regno. Così  sono invitati tutti coloro che non contano nella struttura sociale religiosa, poveri e pagani. Simbolo della missione è  che tutti ricevono la veste della festa. Nell’entrare per vedere gli invitati il re vede un uomo che non ha la veste nuziale. È una offesa. Accettare l’invito del Regno è  coinvolgersi completamente. Significa la perdita della vita. Ma c’è una trasformazione profonda di tutti i mali quando il Regno è instaurato.

Il Signore mi conduce

Il salmo 22 mette come punto di arrivo i campi verdeggianti e le acque riposanti. E’ il banchetto del gregge, ma conferma anche: “davanti a me tu prerari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici”. Il salmo riconosce la presenza del Pastore che conduce il popolo nel deserto, nell’esodo, non lasciando mancare cosa alcuna. Per questo possiamo avere fiducia. Ricordiamo il discorso di Gesù sul buon Pastore (Gv 10). La relazione parte dalla conoscenza tra le pecore e il pastore. Esse lo seguono perchè sanno dove Egli le conduce. Ci deve essere conoscenza e affetto: “il mio calice trabocca” (S 22). Il banchetto più grande è la vita nella casa del Signore. Gesù pastore non è il Re che condanna chi non è venuto al convito, ma dona la vita per le pecore e si rivolge a tutti. Va in cerca della pecora perduta, cura quella ferita e rafforza le sane. Non utilizza il gregge per i suoi interessi, ma perchè esso abbia la vita e l’abbia in abbondanza.(Gv 10,10). La parabola ha una dimensione missionaria: andare lontano, soprattutto verso i poveri per aprire loro le ricchezze del Regno che non è privilegio per nessuno come era inteso invece nell’Antica Alleanza.

Dio provvederà

Paolo a partire dalla sua scelta del Regno nella persona di Gesù fa tutto per Lui e niente gli impedisce di essere totale nelle sue risposte: “So vivere nella miseria e nella abbondanza”. E dice: “Tutto posso in Colui che mi da forza” (Fl 4,12). La nostra evangelizzazione è fatta spesso a metà. Dio non ha bisogno di riposo. È quello che vediamo: se c’è tempo partecipo, aiuto, mi impegno .. ma non succede mai. Manca conoscere la parola di Gesù in modo completo: “Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà dato in sovrappiù” (Mt 6,33). E se non viene dato nulla: “Siamo servi inutili, abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare” (Lc 17, 7-10). Non si tratta di inutilità ma di valori. Servire il Regno colma tutte le nostre necessità. Paolo dice: “Dio provvederà con la sua ricchezza a ogni vostro bisogno” (Fl 4,18)

letture: Is.25, 6-10ª;Salmo23(22) Fil.4,12-14.19-20;Mt.22,1-14




 
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