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Omelia della Festa di Tutti i Santi 2020






La santità è possibile a tutti. le cose difficili teniamole per noi agli altri facilitiamo il cammino

nº 2010

Omelia Festa di Tutti i Santi (01.11.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Saremo somiglianti a loro

Il popolo è santo

Si dice che la festa di Tutti i Santi fu creata per non rischiare di dimenticare tanti cittadini della Città dall’Alto, pieni di meriti e anche nostri intercessori. La santità si è manifestata in molti modi nella storia. Cominciamo con gli Apostoli che sono le pietre fondamentali della Chiesa. Sono essi i primi santi del Nuovo Testamento. Essi furono l’inizio di quella grande immensità di martiri che continua fino ad oggi, seguendo l’Agnello nel suo Calvario. Vennero i monaci del deserto e delle comunità che vissero un martirio diverso ma solidale, nella preghiera e nel distacco. Vinsero il Nemico. Poi nello scorrere dei secoli abbiamo molti tipi di santi: sposati, celibi, giovani, anche bambini, che vissero per Gesù. È una festa di famiglia che ci invita a vedere, in mezzo a noi, tanti santi già esistenti che vivono il vangelo con intensità, semplicità pur nella durezza della vita. Di essi molti sono in altre religioni, o sono sconosciuti nelle comunità, o si dedicano ai molteplici ministeri della società. Ultimamente è stato beatificato un ragazzo, re dell’informatica, ma appassionato di un gioco: amare Gesù in tutti i modi. È Carlo Acutis, italiano di 15 anni. La santità non si misura con molte preghiere e miracoli. La sua misura è la capacità di amare e di dedicarsi agli altri.  Alle volte facciamo tante cose per trovare una scusa di non voler assumere quella santità che il Vangelo ci propone. San Paolo ci insegna che la più grande virtù è la carità (1 Cor 13,13). Senza di essa facciamo solo rumore.

Il giusto cammino

In cosa consiste  l’amore? Amare con totalità e nella semplicità, senza il rumore che fa l’orgoglio. Tutti noi possiamo amare. La santità è una possibilità per tutti. Questa ricetta ci è stata donata da Gesù all’inizio del suo ministero, come ci dice Matteo. E si riassume in otto pietruzze che sostengono tutto l’edificio spirituale. Tutto si riassume nella semplicità. Che costa essere poveri distaccati? È più facile volare al cielo. Coloro che si preoccupano degli altri saranno consolati. Essere mite è bene. Essi possiederanno la terra. La persona mite ed educata entra in qualsiasi luogo. Coloro che operano la giustizia in questo mondo sono amati dai sofferenti. E ne vale la pena! Perchè è un cammino giusto? Perchè è fatto di misericordia. Tutti desiderano essere amati come sono, come possono e in quello che fanno. Solo la misericordia comprende. I bruti non si adattano a questa realtà. Per vivere in essa è necessario essere puri di cuore, senza intenzioni cattive, accoglienti senza misura. Noi spesso siamo la misura per nessuno. La nostra misura è l’amore di Gesù. Anche se c’è sofferenza , restiamo uniti al più grande Sofferente. Egli non ebbe paura di soffrire perchè viveva il cammino della semplicità. Nel salmo preghiamo: “Chi salirà il monte del Signore? Chi ha mani innocenti e cuore puro” (23).

Santità non è sofferenza

Fuggire dalle persone e dalle spiritualità esigenti. Prendiamo le cose difficili per noi stessi. Per gli altri dobbiamo facilitare il più possibile.  Per questo Gesù ci propone la grande verità che fonda la spiritualità e la santità: “Siamo chiamati figli di Dio e lo siamo realmente” (1 Gv 1,1). In questa filiazione impariamo ad essere come Dio è. È questo che Gesù è venuto a mostrare: fare la volontà del Padre. È stato questo il suo insegnamento. Celebrando tutti i santi chiediamo: “O Padre, unica fonte di ogni santità, mirabile in tutti i tuoi Santi, fa' che raggiungiamo anche noi la pienezza del tuo amore, per passare da questa mensa eucaristica, che ci sostiene nel pellegrinaggio terreno, al festoso banchetto del cielo” (Dopo comunione). Non ci manchi il desiderio di fare questo cammino della santità. Senza di esso ... saremo inutili al mondo.

Letture: Ap.7,2-4.9-14 ;Salmo 23; 1Gv 3,1-3; Mt. 5,1-12ª.







 
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