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Omelia 1^ Domenica di Avvento 29.11.2020









Nel Vigilare, Dio lavora per formare in noi l’immagine di Suo Figlio. La Fede non è l’atto di un momento, ma è uno stile di vita

nº 2018

Omelia 1^ Domenica di Avvento (29.11.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Convertitevi

Ritorna fra noi

Iniziamo il tempo di Avvento. In esso celebriamo la Seconda Venuta di Cristo e la sua Venuta nel Natale. É uno dei misteri della Redenzione. E’ la conclusione di tutta l’opera di Gesù in riferimento all’uomo. Gesù è venuto a portare la salvezza. Noi pensiamo a questa venuta come alla fine del mondo. Così perdiamo, però, la dimensione di una Venuta permanente verso di noi. Dopo la riflessione sulla venuta gloriosa, rivolgiamo il nostro cuore alla prima Venuta come uomo. È il bambino che nasce a Betlemme. Ci sono due momenti nell’Avvento: la riflessione sulla seconda venuta e la contemplazione della prima con la sua nascita. C’è la chiamata alla vigilanza. Vigilare vuol dire essere vivo e pronto per accogliere Cristo come Dono del Padre.  Sperare è aspettare compiendo buone opere. Preghiamo: “O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere il regno dei cieli”. La seconda venuta stimola ora la vita della comunità nella pratica delle opere buone. Le quali  invocano la presenza del Signore anche se sono marcate dal peccato. Non si fa nulla senza il Signore. Nel salmo preghiamo: “Dio degli eserciti, ritorna” (S 79). Il fedele promette: “Da te mai più ci allontaneremo, facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome”. La conversione non è soltanto un pentimento, ma è saper dare una direzione alla vita. Siamo sempre rivolti a Lui. Israele accoglieva sempre le visite di Dio. Zaccaria dice: “Il Signore ha visitato il suo popolo e lo ha liberato” (Lc 1,68). Gesù è stata la visita più grande di Dio tra gli uomini.

Tu, nostro vasaio

Sperare è lasciarci lavorare dalle mani di Dio che ci forgia come un vasaio. Nel formarci ha preso la nostra argilla e l’ha lavorata. Siamo opera delle sue mani. “Siamo stati arricchiti in tutto” (1 Cor 1,5). La vigilanza ci colloca sempre nelle mani di Dio che ci prepara per andare all’incontro di suo Figlio. Vuole che curiamo l’essere a sua immagine e viviamo alla sua statura: “ ... finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4,13). In questo processo di vigilanza e di aspettativa, Dio lavora la sua creatura umana per formare in ciascuna di esse, suo Figlio. Spiritualità è lasciarsi formare, come l’argilla nelle mani del vasaio  che fa e rifà, modellando secondo il Suo gusto. Nella condizione di “fango” constatiamo la nostra fragilità: “ Tutti quanti siamo diventati come l'uomo impuro, tutta la nostra giustizia come un abito sporco; tutti quanti appassiamo come foglie e la nostra iniquità ci porta via come il vento” (Is 64,5). Il sentimento di fragilità porta il fedele a sentire il risultato dei suoi comportamenti. Ma anche così continua ad essere nelle mani di Dio: “Tuttavia Signore  tu sei nostro padre; noi siamo l'argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani” (id 7). La Vigilanza include la fragilità.

Vigilate

Per il fatto che Gesù richiama alla vigilanza, possiamo capire che questa attenzione deve essere permanente. Non viviamo la fede soltanto in certi orari. Essa non è una tappa, ma è un modo di vita. Non viviamo la fede come un programma in determinati momenti. La fede ci avvolge come un tutto, in ogni tempo. Non si può dormire in servizio! L’attività della Chiesa deve penetrare tutti i segmenti della vita e del mondo, non come una religione che si impone, ma come un orientamento per tutti i momenti. È semplice: “Dov’è carità e amore lì c’è Dio”. È come un rosario. Ciò che unisce i chicchi è il filo, facendone una unità. Quindi vigiliamo.

 

Letture: Is.63,16b-17.19b; 64,2b-7;S 79; 1Cor.1,3-9; Mc 13,33-37.




 
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