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Omelia 4^ Domenica di Avvento 20.12.2020





L’erede del regno di David è proprio il Figlio di Dio, Gesù. Egli è il re eterno. Il suo Regno è aperto a tutti gli uomini e a tutte le nazioni, senza esclusioni. Se siamo realmente umani raggiungeremo anche la condizione divina. La spiritualità dell’Incarnazione ci conduce a un comportamento obbediente.

nº 2024

Omelia 4^ domenica di Avvento (20.12.20)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Rallegrati Piena di Grazia

Io ti farò una casa

L’ annuncio dell’Angelo non si riferisce soltanto ad una nascita. Tutto il mistero di Cristo è unico pur nelle sue diverse manifestazioni. Preghiamo: “ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione”. È  ciò che contempliamo  nella promessa fatta al re David. L’uomo pensa alle cose dell’uomo. Dio vede più lontano e coinvolge l’uomo nelle cose di Dio. Entriamo qui nella grande profezia fatta proprio da Dio. David vuole costruire una casa per il Signore, un tempio. Dall’uscita dall’Egitto, nel Sinai, il luogo dell’incontro con Dio: l’arca, era in una tenda e lì si realizzavano le preghiere e i sacrifici. David si preoccupa, soprattutto, perchè lui aveva una casa e Dio no. Così decise di costruire il tempio. La risposta di Dio fu chiara:Non ho bisogno di nulla. Ma in risposta gli dà un premio inaudito: “Il Signore ti annuncia che farà una casa a te” ... la tua casa e il tuo regno saranno stabili per sempre davanti a me. Il tuo trono sarà stabile per sempre” (2 Sam 7, 11.16). La casa nel linguaggio del Signore, è la permanenza della casa reale di David .... l’erede di questo trono sarà proprio il Figlio di Dio, che è un re eterno. Il Regno eterno accoglie il nuovo popolo proveniente da tutti i popoli. È la stabilità e l’apertura a tutti i figli di Dio di tutti i tempi. E Gesù nella sua nascita, è indicato come erede: “ ... Sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore gli darà il trono di David, suo padre; Egli regnerà nella casa di Giacobbe per sempre, e il suo regno non avrà fine” (Lc 1, 32-33). La casa di David si identifica con il Regno di Dio, inaugurato dal suo re: Gesù.

Casa di tutti

C’è stata una grande chiusura in Israele, che si è considerato come l’unico popolo di Dio, discriminando sempre più gli altri popoli. Gesù usa questa mentalità quando si rivolge alla donna siro-fenicia chiamandola “cagnolino”. Lei replica dicendo che anche i cagnolini si nutrono delle briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni. Gesù dice: “Grande è la tua fede, ti sia fatto come desideri!” (Mt 15,21 ss). Il grande messaggio di Paolo rivela il grande mistero: “Dio desidera portare tutte le nazioni alla obbedienza della fede” (Rm 16,26). Gesù, l’erede di David, non è il privilegiato successore, ma è il Signore di tutti. è bene notare che il Regno è aperto a tutti, non è un modello esclusivo. È la grande ricchezza che Dio mette nei popoli. Questa ricchezza ci è presentata nel giorno di Pentecoste. La lista dei popoli, lì presentata, non significa un incontro occasionale di stranieri. La loro localizzazione indica tutti i punti del mondo. E’ l’universalità della salvezza. Nel censimento di Cesare, che portò Gesù a nascere a Betlemme, Gesù fu iscritto come uno nell’impero che dominava tutti i popoli. La casa di David che dura per sempre, è una casa per tutti.

Si faccia in me

La spiritualità dell’incarnazione ci conduce a un comportamento di obbedienza. Maria accoglie il progetto di Dio, su di lei: Lei ha saputo discernere e, guardando la sua piccolezza, ha distinto le scelte di Dio: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1,49). Assume il progetto di Dio e dice: “Si faccia in me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Non ha detto: sia come Dio vuole, ma “si faccia secondo la tua parola”. Accoglie il progetto di Dio attraverso le parole di colui che annuncia. E non disse neppure: a me Dio non ha detto nulla. Accettò la mediazione che Dio aveva usato. È bellissimo vedere come il cammino dell’Incarnazione penetra tutte le realtà della fede. Dio usa l’umano affinchè il Divino si stabilisca tra noi. Quanto più si è umani più si è in grado di trasmettere ciò che è divino. La dimensione simbolica si stabilisce come dottrina.

Letture: 2 Sam.7,1-5.8b-12.14ª.16; S 88; Rom.16,25-27; Lc.1,26-38



 
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