La Benedizione del Signore




nº 2027

Articolo

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Benedizione del Signore

Il Signore ti benedica

Cosa può significare chiedere una benedizione?  Iniziamo l’anno con un desiderio di benedizione. Dio manda a benedire il popolo. E noi desideriamo la benedizione. Cosa si attende in questo anno? Quello attuale ha portato grandi differenze. Desideriamo qualcosa d’altro che abbia anche la sua differenza. Ma non se ne trovano in vendita. Dobbiamo, invece, ritornare al Padre e chiedere la sua benedizione, e dirgli: “Resta con noi!” Egli vuole restare presente. E cosa significa chiedere una benedizione? Questo ce lo insegna il libro dei Numeri: “Nel benedire i figli di Israele, di loro: Il Signore ti benedica e ti custodisca. Il Signore faccia splendere su di te il suo volto e ti sia propizio, Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia la pace” (Num 6, 22-27). Questa benedizione è tutto quello che Dio vuole offrirci e di cui l’uomo ha tanto bisogno. Dobbiamo capire da queste parole ciò che l’uomo attende da Dio. “Che faccia brillare il suo volto”: c’è tra Dio e noi una relazione tanto prossima come di colui che guarda negli occhi. Dio guarda tutti. per questo chiediamo che faccia brillare su di noi  il suo volto. È ciò che brilla che attrae! Ciò che chiediamo, nella nostra debolezza, è che Egli abbia pietà di noi. Avere compassione è guardare con una tenerezza che abbraccia. Che non ci volti le spalle. Sappiamo che senza di Lui perdiamo ogni sicurezza. Guardare per noi è garantire la certezza del cammino. Così possiamo restare nella pace. Donare la benedizione a qualcuno non è prendere qualcosa da noi, ma dare il Dio che sta in noi per amare con Lui.

Abba, Padre!

Gesù, nella relazione con Dio, ci insegna ad essere bambini, chiamando Dio col titolo di Abba-Padre (Papino-babbino). Il bambino piccolo è la totalità della tenerezza e dell’amore. L’Abba di Gesù, significa Papino. La relazione con Dio del giudaismo, viene modificata da Gesù con il Dio affettuoso e pieno di tenerezza. Perchè avere paura di Dio? Abbiamo qui il principio di ogni relazione con Lui. Peccato che la pietà ha portato verso altri aspetti, verso un intimismo vuoto, che la predicazione ha portato verso il timore, che la liturgia ha portato verso il formalismo, che la morale ha portato verso il puritanesimo. In verità, non abbiamo niente del fanciullo nella nostra relazione con Dio. Preghiamo decorando il vuoto. Non preghiamo  con il cuore. E colui che può insegnarci a relazionarci con il Padre è giustamente lo Spirito Santo che intercede per noi con gemiti ineffabili (Rm 8, 26-27). È la lingua dello Spirito, come il neonato che con il suo balbettare, manifesta l’affetto verso chi lo culla. Per questo possiamo pensare che la celebrazione che inaugura l’anno è la Maternità Divina. L’anno comincia al collo della Madre.  Abiamo qui l’immagine dei  pastori che vanno al presepio. È l’espressione della tenerezza di Dio. I suoi figliolini umili sono i primi a udire l’annuncio della nascita. Per la società non ha risolto nulla. Ma per il cuore di Dio, l’intenzione di  partire dal posto giusto con un cuore aperto, è tutto. Essi udirono l’annuncio e andarono a vedere.

Cassaforte del Cuore

Lì, la Madre, con il Bambinello deposto nella mangiatoia è  l’immagine della tenerezza. I pastori sono spontanei con Maria: arrivarono e raccontarono. Ciò che avevano udito li lasciava meravigliati. L’incanto raggiunge il cuore. E Maria, custodiva questi fatti e meditava sopra di essi nel suo cuore: cassaforte della tenerezza. Lì risiede il trituratore di tutto ciò che accadeva. Con tenerezza decantava lentamente le meraviglie di Dio. Sono le due immagini per quest’anno: il bambino che balbetta la preghiera e il cuore che accoglie quello che Dio dice attraverso quello che la vita porta. Questa è la grande benedizione per il nuovo anno. Chissà se potremmo avere un anno differente, almeno dentro di noi. La vita è ciò che io faccio di essa. Lasciamo il bambinello Gesù agire in noi.




 
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