Omelia 2^ Domenica T.O. 17.1.2021





Possiamo fare tante cose per il Regno di Dio ma la condizione principale è fare la volontà di Dio

nº 2032

Omelia 2^ Domenica T.O. (17.01.21)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Abbiamo incontrato il Messia

Manifestazione ai discepoli

Chiudiamo con il vangelo di oggi il Ciclo della Manifestazione. Giovanni presenta Gesù ai due discepoli. Nella trasformazione delle acque di Cana “manifestò la sua gloria e i discepoli credettero in Lui”. La  celebrazione liturgica compie questa unità , come nei vespri dell’Epifania: “Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha guidato i magi al presepio, oggi l'acqua è cambiata in vino alle nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza”. In questa domenica, dunque, non leggiamo l’evangelo di Cana, ma un testo su Giovanni Battista che presenta Gesù. I discepoli credettero e Lo seguirono. Gesù, nell’iniziare la sua missione segue lo schema: “Passò, vedette e chiamò”. Il passaggio di Gesù è sempre una manifestazione della sua persona. Vediamo come i discepoli lasciano tutto, immediatamente. Gesù non ammette ritardi o perdite di tempo. Possiamo chiamare questa la domenica vocazionale. Dio chiama Samuele, Gesù chiama i due primi discepoli dicendo : “Venite e vedete”, Paolo dice che chi aderisce al Signore, diventa con Lui un solo spirito. È tutto un processo. Seguire Gesù è fare corpo con Lui e con coloro che Lo seguono. Ogni chiamata conduce a una missione. Andrea porta a Pietro la notizia dell’incontro con il Messia. Essi rimansero con Lui quel giorno. Erano le quattro del pomeriggio. Il giorno cominciava a tramontare. C’è stato un incontro prolungato.

Agnello di Dio

Perchè Gesù è chiamato l’Agnello? Non c’erano dubbi per i discepoli. Seguirono Gesù. Il Battista dice: Ecco l’Agnello di Dio, Agnello in aramaico è  tália, un termine ricco di significato. Infatti questo termine significa anche ragazzo, ragazzo di fiducia, servo. E c’è un rito orientale che chiama agnello, l’ostia. L’agnello è presente nella vita del popolo come parte dei propri beni, è legato ai sacrifici del tempio. Ed è con esso che si fa la cena pasquale. Gesù è identificato con l’Agnello che va muto verso la morte. Nel tempio gli agnelli erano sacrificati per il perdono dei peccati e per la lode. Gesù è chiamato l’Agnello che toglie il peccato del mondo. Contempliamo l’Agnello dell’Apocalisse che, nel suo sacrificio, ha conquistato la vittoria decisiva. Nel Cielo, conformemente all’Apocalisse, un fiume di acqua viva uscirà dal trono dell’Agnello (22,1). Egli è la lampada del cielo: “La città del Cielo non avrà bisogno di sole o luna per essere illuminata, poichè la gloria di Dio la illumina, e la sua lampada è l’Agnello”. Abbiamo l’immagine di Gesù come agnello ferito, morto, ma anche gloriosamente risorto. Tutti sono invitati al banchetto di nozze dell’Agnello con la Chiesa (Ap  19,9) che è l’unione totale di tutti con Cristo. Giovanni, nel presentare Gesù, non lo fa come se fosse un cugino quasi sconosciuto, ma come Colui che viene dal Padre per una missione. Ed è Lui che i discepoli seguiranno.

Fare la volontà

Dio ha chiamato Samuele che ha risposto immediatamente. I discepoli, all’indicazione di Giovanni, seguono Gesù e domandano dove abita. Ed Egli dice: “Venite e vedete”. Queste risposte immediate sono un aspetto del seguire Gesù. Così preghiamo nel salmo 39: “Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo”. Possiamo fare tante cose nel Regno di Dio, creare meraviglie, ma la prima condizione è “fare la volontà di Dio”. Se la volontà di Dio è che io mi raccolga nel silenzio, ed io lo faccio, vale di più delle mille cose buone che avrei fatto di mia volontà. Così ha fatto Gesù.

 

Letture: 1 Sam 3,3b-10.19; S 39;1 Cor 6,13c-15a.17-20;Gv 1,35-42






 
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