Omelia 3^ Domenica T.O. 24.1.2021






La prossimità del Regno di Dio è la vita nuova che Cristo ci porta con il suo Vangelo. Egli quando chiama, gli apostoli e anche noi, non strappa dal quotidiano della vita, ma ne muta soltanto il contenuto. Essere chiamato da Gesù significa trovare un ottimo lavoro. Non c'è pensionamento, non c'è tempo per iniziare o finire. Il pagamento non è organizzato. Ci sono momenti in cui si riceve molto. Ci sono momenti in cui non hai niente. Tuttavia, ci sono persone che vogliono continuare e aumentare i posti vacanti. Non mancherà il servizio. Finché ci sarà un solo uomo sulla terra, ci sarà servizio. L'impresa è buona e già lo ha dimostrato!

nº 2034

Omelia 3^ Domenica T.O. (24.01.2021)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Il tempo è compiuto

Convertitevi

Il popolo di Dio è sempre in cammino, cercando una patria. Le grandi guide avvertono sempre di uscire dalle strade sbagliate e cercare il Signore. Abramo divenne pellegrino nomade. Il popolo che uscì dall’Egitto vagò, sotto la direzione di Mosè che camminava “come vedesse l’invisibile” (Eb 11,27). Guidato dalla presenza di Dio cercava la terra promessa. Tra errori e successi il popolo era guidato da giudici e profeti che cercavano sempre di servire Dio. La conversione era il ritornello della predicazione dei profeti: “L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri;  ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona” (Is 55,7). “Abbandonate la strada cattiva! Stanno soffrendo, dicevano, perche hanno preso strade sbagliate. Ma ci sarà abbondanza se rivolgeranno il cuore verso Dio”, il profeta Giona è citato come esempio di questa profezia.(Gv 3,5-10). Siccome ci fu  a Ninive, una conversione concreta dalle opere del male, il castigo fu allontanato. Gesù inizia il suo ministero con l’invito alla conversione.Ciò che Dio doveva fare per preparare il popolo si era già completato: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è in mezzo a noi” (Mc 1,15). La prossimità del Regno di Dio è la vita nuova che Cristo ci porta con il suo Vangelo. Cambiano i cammini. Si esige una conversione che vada nel profondo del cuore. Non soltanto nei comportamenti esteriori, ma nell’orientamento nuovo della vita. Per questo Paolo scrive: “Per me Vivere è Cristo” (Fil 1,21). La conversione è un processo permanente. Percorrere cammini sempre nuovi per incontrare il modo migliore per servire il Vangelo.

Mostrate i vostri cammini!

Portare avanti questa opera di conversione, non dipende soltanto da noi. Chiediamo a Dio che ci istruisca: “ Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza” (S 24).  Possiamo invocare Dio perchè conosciamo la sua pietà. Egli conduce i peccatori verso la buona strada. Il salmista arriva a chiedere a Dio che si ricordi della sua bontà  e tenerezza, che sono eterne. Per portare aventi questa opera di annuncio di un tempo nuovo, Gesù chiama a se gli apostoli. “Passando lungo il mare di Galilea vide Simone e Andrea, suo fratello, che gettavano le reti in mare, perchè erano pescatori. Gesù disse loro: “ Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.” (Mc 1,16). E chiama gli altri apostoli. La risposta dell’evangelizzatore deve essere totale e immediata. Il Regno si accetta interamente e immediatamente, poichè c’è fretta nel portare avanti l’opera della instaurazione di un Regno che ha la dimensione dell’eternità. Si noti che Gesù non strappa i chiamati dal quotidiano delle loro vite, cambia soltanto il contenuto. Saranno pescatori di uomini. Possiamo anche pensare che il Regno non ci porta fuori dalla realtà,  ma dona ad essa un nuovo contenuto. Tutto in noi viene convertito. Cambiano i cammini, ma continuiamo ad essere noi stessi. È la ricchezza della fede cristiana. Non si blocca in teorie o ideologia, ma aggiunge un nuovo dinamismo.

Il tempo è breve

È urgente convertirci. Il Regno non può essere ostacolato dalle cose della vita, in modo tale che esse diventino più importanti della finalità stessa della vita. Viviamo del superfluo e dell’inutile. Possiamo fare tutto e di tutto, ma “come se queste cose non esistessero e noi non possedessimo nulla. E coloro che usano i beni di questo  mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!” (1Cor 7,29-31). Gesù ci insegna ad avere e a non avere, a essere e a non essere: “Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena” (Mt 6,33). Non perdiamo, guadagniamo solo in intensità.

 

Letture: Gn 3,1-5.10;Salmo 24; 1 Cor.7,29-31; Mc. 1,14-20.


 
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