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Vita di Santa Marina
 
 

                    Vita di Santa Marina Vergine  

La festa in onore di Santa Marina viene celebrata, come da tradizione il 17 luglio di ogni anno.
 
      La Novena inizia  l'8 luglio
 
La Storia di Santa Marina, di Ruggiano di Puglia - Lecce, in onore della quale esiste anche un santuario, viene presa da uno scritto di Simone Logoteta, detto il Metafraste (cioè esegeta e traduttore) morto nel 912. Qui ne offriamo un sunto.

 

La storia di Santa Marina si perde nella notte dei tempi, verso l’VIII secolo in Bitinia, Asia minore. In quei luoghi viveva un uomo di nome Eugenio che dopo aver perso sua moglie, donna onesta e timorata di Dio, rimase solo con l’unica sua figlia di nome Maria. Quando la ragazza fu adolescente il padre  considerò arrivato il momento per dedicarsi alla vita monastica e lasciare la figlia alla sua vita, dicendole: “Figlia carissima, ecco io metto nelle tue mani tutte le mie ricchezze. Io vado a salvare la mia anima” Appena la fanciulla ebbe udite le parole di suo padre disse: “Padre tu vuoi salvare te stesso e perdere me. Non sai che il Signore dice nei vangeli: il buon pastore dà la sua vita per quella delle pecore? E ancora:chi salva un’anima è come  chi la crea”. Come suo padre l’ebbe ascoltata si rallegrò molto. Ella infatti piangeva e si lamentava mentre diceva tali cose, e suo padre le disse: “Figlia carissima, cosa posso fare per te? Tu sei una femmina, io invece voglio entrare in un monastero e come potresti tu  rimanere con me! Il diavolo a causa vostra fa guerra ai servi di Dio”. La figlia sentito questo rispose: “Mio signor padre, non entrerò così come tu hai detto, ma mi taglierò i capelli e vestita in abito virile entrerò con te in monastero, senza che nessuno sappia che io sono una donna”.  Il padre dopo aver venduto e distribuito  i suoi averi a poveri e mendicanti, si recò in monastero insieme a sua figlia che tagliati i capelli e indossati abiti maschili prese il nome di Marino, dandole questi consigli: “Fa molta attenzione figlia, a come ti conserverai. Altrimenti sarai destinata a stare in mezzo al fuoco. Infatti nessuna donna è entrata in monastero. Pertanto consèrvati immacolata in Cristo, in modo che noi saremo ritenuti degni del regno dei cieli, quando avremo compiuto quello che abbiamo promesso”. Dopo aver detto questo e aver pregato, Eugenio e sua Figlia entrarono nel cenobio.

Una volta entrati la fanciulla di giorno in giorno cresceva in virtù, obbedienza e umiltà e in esercizi ancora maggiori. Dopo aver trascorso un certo numero di anni felice in monastero, venne per Marino il momento della prova. I frati pensavano che fosse un eunuco , perché era imberbe e gracile di voce, altri pensavano che tale gracilità fosse dovuta alle penitenze.  Dopo un certo periodo di tempo anche il padre morì. Si dice che Marina per i suoi esercizi , la sua obbedienza e umiltà, ricevette in dono da Dio il potere di combattere i demoni. Imponendo le mani e pregando guariva immediatamente chiunque ne fosse tormentato.

Nel cenobio c’era una usanza quella di fare commissioni fuori del monastero perché tale cenobio aveva possedimenti diversi nella regione. Mentre i frati andavano per tali incombenze , la notte, si riposavano in una locanda, lungo la strada.

Ora avvenne che per invidia i frati chiesero che qualche volta vi fosse inviato anche frate Marino che invece non usciva mai. Così il priore lo fece chiamare e gli disse: “Frate Marino, so che la tua condotta di vita è perfetta in tutto e in special modo nell’obbedienza. Pertanto voglio che tu esca per servire il monastero. Infatti i fratelli mal sopportano che tu non esca mai per questo…” Marino  rispose: “venerando padre, io andrò dovunque tu vorrai”. Quindi uscito Marino con altri tre monaci per servire, se ne andarono come di consueto alla solita locanda, prima di giungere là dove erano diretti. Quello che gestiva la locanda aveva un’unica figlia,  che un soldato aveva sedotta e resa  gravida ma all’insaputa del padre. Il soldato ammaestrò l’incauta ragazza dicendole” Se questa cosa venisse scoperta di ai tuoi genitori che la colpa è di quel bel giovane monaco venuto dal convento”. E ben presto il padre  scoprì la gravidanza della figlia la quale rispose come le era stato suggerito. Il gestore della locanda si recò allora tutto adirato al monastero e spiegò l’accaduto al priore accusando Marino. Il Priore adirato anch’egli verso  Marino, promise all’adirato padre, che avrebbe espulso quel frate dal monastero.

Quando Marino ritornò con gli altri tre frati il priore lo mandò a chiamare e gli disse: “padre, questa è la tua condotta di vita ? Quando ti sei recato alla locanda, hai sedotto la figlia del locandiere. Ma suo padre è venuto qui e ha messo in ridicolo noi  tutti” Marino sentendo queste cose, si gettò  con la faccia a terra dicendo: “Perdona me umile e peccatore  per il Signore, o padre, poiché ho peccato come un uomo qualunque”. Così venne cacciato dal monastero. Però Marino uscito che fu, non si allontanò ma rimase a vivere all’aperto  fuori dal monastero stesso, sopportando il gelo e la gran calura. Coloro che entravano e uscivano dal monastero gli chiedevano perché restasse così afflitto nel vestibolo ed egli rispondeva loro” ho fornicato per questo sono stato cacciato dal monastero”.

Inoltre quando la fanciulla della locanda ebbe partorito il bambino venne portato e gettato tra le braccia di Marino, che viveva davanti al monastero.  Così la nobile fanciulla di nome Marino dovette occuparsi anche di lui. Alcuni pastori le portavano del latte. Passarono tre anni e i frati a un certo punto protestarono con il priore: “Venerando padre è sufficiente a frate Marino la pena che ha già sostenuto. Ti preghiamo accoglilo di nuovo nel monastero soprattutto perché è manifesto davanti a tutti il suo peccato” Ma il priore recalcitrava. I monaci aggiunsero: “Se non lo riprendi nel monastero anche noi ce ne andremo. Come possiamo infatti chiedere a Dio che perdoni i nostri peccati quando nostro fratello siede all’aperto fuori del monastero?” Così il priore si decise a riprendere Marino nel monastero, anche se malvolentieri, per le suppliche dei suoi confratelli e così disse: “Fratello non sei degno di essere riammesso nel primo tuo stato, per il peccato che hai commesso, tuttavia per l’amore e le preghiere degli altri fratelli ti riammetto come l’ultimo di tutti nella regola”. Marino tra le lacrime disse” Per me è già molto che tu venerando padre mi ritenga degno di rientrare” e andò a svolgere i lavori più umili del monastero. Il fanciullo che venne anche lui a vivere nel monastero divenuto grande vi divenne frate e con l’insegnamento di Marino cresceva in umiltà e obbedienza ed era amato da tutti.  Ma il Signore all’improvviso tolse Marino  dalle sue fatiche e umiliazioni accogliendolo negli eterni tabernacoli del paradiso. Nessuno se ne accorse per alcuni giorni. Poi vedendo i frati che Marino non svolgeva le sue solite occupazioni , il priore ordinò ai frati di andare nella sua cella e lo trovarono morto e trovarono anche il bambino piangente seduto accanto al corpo. Ma quando i frati andarono per preparare la salma solo allora scoprirono che era una donna e stupefatti cominciarono ad esclamare a gran voce: “Signore abbi pietà” il priore attirato dal tumulto accorse e ne chiese il motivo e apprese che “Nostro fratello Marino è una donna”. Allora il priore, turbato, si gettò a terra e abbracciando i piedi della beata gridava tra le lacrime: “perdonami, Signore Gesù Cristo, perché ho peccato per ignoranza contro la tua santa e casta sposa… possa io morire qui davanti ai tuoi piedi, finchè non udrò che mi sono stati perdonati i peccati che ho commesso contro di te”. Dopo un lungo gemere giunse dal cielo una voce che diceva: “Se avessi fatto questo coscientemente non ti sarebbe stato perdonato. Ma poiché l’hai fatto senza sapere la verità, il tuo peccato ti è perdonato”. Il priore fece poi chiamare anche il locandiere e lo mise davanti alla verità che lui stesso aveva appena scoperto, ed anche il locandiere si mise a piangere. Dopo il funerale anche la figlia del locandiere venne portata alla tomba di Marina, e lì confessò tutta la verità e che era stato il soldato a consigliarla ad accusare falsamente quella beata, e  fu liberata immediatamente dal demonio che la possedeva. Allora veduto il miracolo, giunto inaspettato, tutti lodarono Dio e la pazienza e tolleranza della beata Marina che era rimasta salda fino alla morte.

“E noi fratelli diletti emuliamo la di lei fortezza, costanza e temperanza, per trovare misericordia e grazia nell’altro mondo ad opera di Dio grande  e nostro salvatore Gesù Cristo: cui è la gloria e la potenza insieme al Padre e allo Spirito Santo ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen”.

 

Nota
(da Wikipedia)

Viene festeggiata in giorni diversi da varie Chiese orientali. La Chiesa copta ortodossa la ricorda tradizionalmente il 15 del mese di Misra del calendario copto, corrispondente al 21 agosto, data della sua morte; è onorata anche dalla Chiesa maronita, mentre il Martirologio Romano la ricorda il 18 giugno. È particolarmente venerata a Parigi.

A Venezia la si festeggia il 17 luglio. Le reliquie di Santa Marina sarebbero state spostate dal monastero in cui era morta, in Romania. Da qui il mercante veneziano Giovanni Bora le avrebbe acquistate e portate a Venezia nel 1228. Tutt'oggi il corpo di Santa Marina si trova nella Chiesa Santa Marina Formosa a Venezia.

 

 

(Novena a Santa Marina)

 


 
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