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Domenica delle Palme

 

DOMENICA DELLE PALME

Omelia

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

cssr - Brasile

 

“Lezione di umiltà del Figlio”
Introduzione

Domenica delle palme! Il popolo, con grande gioia, riceve Gesù che entra nella città santa, Gerusalemme! Egli viene cavalcando un puledro d’asina. E’ ricevuto come il re promesso da Dio. La Chiesa rivive questa bella cerimonia in questa sesta domenica di Quaresima che si chiama Domenica delle palme. Questa domenica ci introduce alla grande settimana nella quale celebreremo il Triduo Pasquale: Giovedì Santo – Venerdì Santo – Sabato Santo e Domenica di Pasqua. Il centro è la Veglia Pasquale dove sono celebrati i sacramenti della iniziazione cristiana, che realizzano in noi tutto quello che Gesù ci ha ottenuto con la sua morte e risurrezione

La gloria e la Croce

La Domenica delle Palme ha due caratteristiche: la gloria della entrata di Gesù in Gerusalemme preannunciando la gloria della sua risurrezione e la Messa in un clima diverso, clima di serietà con la lettura del cosiddetto Passio, cioè la lettura della Passione di Gesù. Ci è presentato Gesù nel suo mistero di  totale spoliamento per realizzare la nostra redenzione. Da questa celebrazione portiamo a casa un ramo benedetto, le cosiddette palme. Esse ci ricordano  l’impegno che abbiamo preso di restare fedeli a Cristo

Una parola diversa: Umiltà!

L’orazione della Messa di questa Domenica ci da il senso di tutte le celebrazioni della Settimana santa: “Oh Dio, per dare agli uomini un esempio di umiltà, hai voluto che il nostro Salvatore si facesse uomo e morisse in una croce. Concedici di capire l’insegnamento della sua passione  per risorgere con lui nella gloria”. La morte di Gesù è una umiliazione, per poter arrivare alla risurrezione. In cosa consiste questa umiltà di Cristo? E’ la Kenosi, o l’abbassamento, l’umiliazione di Gesù che si è fatto servo fino alla morte e alla morte di croce, per questo Dio lo ha esaltato (Fil 2,6). La missione di Cristo è la umiltà del Padre che si abbassa per stringere a se il figlio ferito dal peccato. Cristo assume questa carne di peccato e si abbassa fino a noi nella umiltà che accoglie. L’incarnazione di Gesù va fino alla sua morte e sepoltura in una umiltà sempre crescente. Questa umiltà è il senso della sua costante missione di Redentore. Basta vedere che per spiegare l’Eucaristia, Egli fà la lavanda dei piedi e dice: “ io vi ho lasciato l’esempio affinché, come ho fatto io, così facciate anche voi” dovete lavarvi i piedi l’un l’altro (Gv 13,15).

 

Umiltà nella sua Passione

Per capire la Passione di Cristo, dobbiamo capire l’umiltà. Non dobbiamo guardare le nostre sofferenze o il sentimentalismo, ma dobbiamo guardare nel mistero di Dio che si abbassa per elevarci. Il Suo sacrificio non si misura con il dolore, ma con la sua umiltà che lo annichila totalmente, affinché ci sia una risurrezione totale. Solo quando ci umiliamo per apprendere da Dio il cammino della vita, avremo la condizione giusta per andare verso il fratello e arrivare  alla risurezione. Il Cammino del cristiano è rompere ogni orgoglio, accogliere l’altro e abbassarsi per soccorrere le necessità: di cibo, salute e affetto.  Dare valore ad un umile è  già attuare la nostra risurrezione, poiché Gesù si è umiliato, per questo Dio lo ha esaltato e risuscitato.

Apprendere l'insegnamento della sua Passione

Paolo approfondisce la comprensione del Mistero di Cristo. Nello svuotamento di se, fino al punto di perdere tutta l'apparenza della divinità, assume la nostra condizione umana. Ed in essa sceglie la condizione di schiavo obbediente fino alla morte di Croce. Assunse la condizione sociale degli umili. L'abbandono è totale poiché Egli esclama dalla croce che fu abbandonato anche dal proprio Dio.In questo suo massimo abbassamento stà la manifestazione della sua divinità. "Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome" (Fil 2,9). Perché ha fatto così?  Per manifestare l'amore e attirare a quello stesso amore, scrive S. Alfonso. Per questo: "Ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre". (Fil2,11)

 

 
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