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Itinerario Pasquale


Introduzione

 

La  Pasqua è la risposta di Dio al peccato, alla sofferenza e al male. Spesso si sente dire: “Perché Dio non interviene a liberare dalla sofferenza le sue creature?” Questo è lo “scandalo” del silenzio di Dio, perché sembra che Egli non ascolti e non intervenga. Nella Incarnazione e nella Pasqua Dio ha dato la sua risposta, al dramma della vita umana sulla terra. Quale è questa risposta?

E il Verbo era presso Dio
E il Verbo era Dio
(Dio da Dio – Luce da Luce)
Si fece carne
E dimorò fra noi
E noi vedemmo la sua gloria

(dal  Prologo di Giovanni)

Dio ha tanto amato il mondo
Da dare il suo Figlio

(Gv3,16)
Dio non ha risparmiato il proprio figlio
Ma lo ha dato per tutti noi

(Paolo in Rm 3, 32)


Il frutto del male nel mondo è dovuto alla presenza in esso del peccato.

“Torna , Israele, al Signore tuo Dio,
perché hai inciampato nella tua iniquità”
(Osea 14,2)

È certo che la sofferenza è compagna, scomoda, di tutti gli esseri umani, e viventi, ma il peccato la rende più pesante, tanto da diventare a volte insopportabile, inspiegabile. Gli avvenimenti della Pasqua sono la risposta di Dio al peccato dell’uomo. Se noi guardiamo questi avvenimenti dal punto di vista della nostra condizione umana, vediamo in essi il frutto della misericordia di un Dio che è amore, di un Dio che:

“non vuole la morte del peccatore,
ma che si converta e viva”
(Ez.33,11)

Gli avvenimenti della Pasqua ci rivelano un Dio che non si è rassegnato a perdere la sua creatura, dopo il peccato, non l’ha voluta abbandonare a se stessa, e cioè al nulla. Quella creatura è l’uomo ed era l’opera più bella della creazione, quella per la quale Dio esclama: “E cosa molto buona”.
Possiamo dire che Gesù dopo il peccato originale, non si è rassegnato a vedere il pianto del Padre, e ha detto:
“Eccomi, manda me!”
“non hai voluto ne sacrificio, né offerta, ma un corpo mi hai preparato.. allora io ho detto: ecco io vengo per fare la tua volontà”-(S.39)

Queste parole sono precise per presentare le missione di Gesù venuto a salvare la creatura umana e riportarla al Padre, non più solo come creatura, ma come figlio adottato. Gesù non ha considerato un tesoro geloso la sua eredità di Figlio naturale, Unigenito, ma ha voluto condividerla con i figli adottivi, noi ! Questo beneficio Gesù lo ha conquistato a caro prezzo, la sua lotta ci ha rivelato quanto era grande presso il Padre la nostra dignità perduta. Questa dignità è dentro di noi come “in vasi di argilla”, possiamo perderla, per questo siamo chiamati ad accoglierla a curarla e proteggerla con l’esercizio della nostra fede, della nostra speranza, della nostra carità, sotto i doni e l’ispirazione dello Spirito Santo.

* * *


Nella riflessione sulla Pasqua, ci facciamo accompagnare ora da un Sacerdote, il padre Giuseppe De Rosa, scrittore emerito di “La Civiltà Cattolica” -

(G. De Rosa, s.j.- in Fede cristiana e senso della vita)

“Contro il disegno e la volontà di Dio che aveva creato l’uomo per la felicità, questi a causa dei suoi peccati, è stato assoggettato alla sofferenza e alla morte, che per la malvagità umana hanno assunto forme spaventosamente crudeli, tanto che gli uomini sono rimasti schiacciati dal loro orribile peso. Ma Dio è venuto in loro aiuto. Nella persona del suo Figlio Gesù, egli per amore ha preso su di sé i peccati degli uomini e  quindi ha sofferto ed è morto per liberare gli uomini dal peccato e così renderli partecipi della sua vita e della sua infinita felicità. In tal modo Dio non è rimasto muto e inerte dinanzi alla sofferenza e alla morte degli uomini, ma è divenuto partecipe del destino umano di sofferenza e di morte. Dio, nella persona del Verbo incarnato, Gesù di Nazaret, ha sofferto ed è morto nella sua natura umana: cioè, non è il Padre che ha sofferto (chi lo affermasse cadrebbe nell’errore del patripassianismo), ma il Figlio ; e non è la divinità che ha sofferto, ma il Figlio nella sua natura umana: questa tuttavia è la natura assunta dal Verbo, che è Dio, cosicché, in senso vero e non simbolico o metaforico “Dio ha sofferto ed è morto. Ma mentre gli uomini soffrono e muoiono per i loro peccati, il Figlio di Dio incarnato, Gesù ha sofferto ed è morto innocente: quindi non per colpe sue, ma per i peccati degli uomini.  In tal modo, con la sofferenza e la morte innocente, Gesù ha redento la morte e la sofferenza degli uomini, liberandoli dai loro peccati.
Questo non  significa che Gesù con la sua sofferenza e la sua morte abbia abolito la sofferenza e la morte degli uomini, ma soltanto che le ha redente. In se stesse la sofferenza e la morte sono frutto e pena del peccato, e quindi segno del dominio del peccato sulla storia umana; con la sofferenza e la morte del Figlio di Dio, sono divenute strumenti di redenzione e di salvezza e segni della vittoria di Dio sul male.
In realtà, dopo che Cristo è morto sulla croce, è avvenuto nella storia umana un fatto nuovo che ne ha cambiato il senso: la sofferenza e la morte degli uomini non sono scomparse, ma sono riscattate dall’assurdo e hanno acquistato un senso nuovo, o meglio, hanno cambiato di segno. Da simboli di perdizione e di castigo del peccato sono divenute – per coloro che uniscono le proprie sofferenze e la propria morte di peccatori alle sofferenze e alla morte di Cristo innocente – segni di redenzione e di salvezza.

Ormai chi soffre e muore con Cristo è salvo.

 

In tal modo, Dio risponde alla sofferenza umana, facendola servire alla salvezza dell’uomo peccatore.…Dio associa la sofferenza e la morte innocente alla sofferenza e alla morte di Gesù, l’Innocente e il Santo, e in tal modo le indirizza alla salvezza dei peccatori. Così nessuna lacrima è versata invano e nessun grido di dolore si perde nel nulla, ma nel dolore e nella morte dei bambini innocenti, dei poveri, delle anime grandi e pure, e nella sofferenza di coloro che senza colpa sono travolti nei disastri della natura, o sono vittime della ferocia umana che non conosce limiti, si cementa attorno al’albero della croce, piantato nel cuore della storia umana, una solidarietà in Cristo nella salvezza e nella vita, che vince e distrugge la solidarietà in Adamo nella dannazione e nella morte.
In tal modo, la croce di Gesù è la risposta di Dio al problema della sofferenza umana. Lo fu sotto Ponzio Pilato; ma lo è ancora oggi, perché la passione di Cristo continua misteriosamente nel suo Corpo, la Chiesa e in tutti coloro che, pur non appartenendo visibilmente alla Chiesa, soffrono per la giustizia e per il bene e sono vittime innocenti della malvagità umana”.
“Evidentemente questa risposta di Dio al problema della sofferenza umana non è accessibile se non a chi crede, cioè a chi si affida fiduciosamente alla parola di Dio quale si ascolta dalla bocca della Chiesa, che, guidata dallo Spirito Santo, legge e interpreta la Sacra Scrittura. Per il non credente, per il quale la morte di Gesù sulla croce fu un tragico errore e un’ulteriore riprova della malvagità umana, ipocrita e crudele, e non un evento di salvezza, Dio continua a “tacere”… o meglio non si tratta di un “silenzio” di Dio, bensì di una “assenza”
Invece “per il Cristiano anche di fronte al problema della sofferenza , Dio non sta in silenzio. In realtà, il Dio cristiano è un “Dio che parla”, ma che parla nel Figlio , Gesù di Nazaret, dopo aver “parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai nostri padri per mezzo dei profeti” (Eb 1,1). Infatti Gesù è la Parola, non solo più alta, ma anche unica, e definitiva, che Dio, il Padre, ha detto agli uomini.”

“Così Gesù Cristo nel suo mistero di Figlio di Dio fatto uomo, ha esaurito l’infinita novità di Dio, pur lasciando allo Spirito Santo il compito di rivelarne ed esplicitarne la ricchezza alla Chiesa fino a condurla a tutta la verità.” Oggi dunque Dio ci parla:
“- per mezzo di Gesù e del suo Vangelo, letto nella Chiesa sotto la luce e la guida dello Spirito Santo.
“- ci parla per mezzo degli apostoli e discepoli di Gesù
“- ci parla per mezzo della Chiesa custode e umile “servitrice della parola”, mai padrona.”
E’ in questo modo che il silenzio di Dio oggi si fa parola “nelle parole di Cristo e della sua Chiesa.”
Inoltre Dio parla anche per mezzo dei suoi santi “che sono nella storia umana i segni più autentici di Dio, sono i fuochi che lui accende nella notte per segnalare la sua misteriosa presenza; sono le sentinelle che egli ha posto a vigilare sul destino del mondo .

Preghiera:

“Dopo la Pasqua di Gesù
Nessuna situazione  è
assolutamente sconsolata,
assurda, disperata, senza senso.
Tutto questo osiamo dirlo
con lo sguardo rivolto alla passione.
Anche la sofferenza, il pericolo,
il nulla, l’abbandono, la solitudine
e il vuoto più atroci
sono abbracciati da un Dio solidale con me uomo.
Dinanzi al credente si apre una via
che non aggira ma attraversa la sofferenza.
Alla luce della Pasqua 
anche la sofferenza apparentemente
più assurda non rimane senza risposta;
anche l’impegno del tutto privo di risultati visibili
non è senza significato.La salvezza attuatasi in Cristo
ci eleva al di sopra delle nostre incapacità”


( adattamento da M. Serentà-Cristologia)







 
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