Storia della Settimana Santa


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Articolo
Pe. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista

Storia della Settimana Santa

Madre e maestra di liturgia

 

“Che gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore!”.  Era il salmo dell’ascesa a Gerusalemme . Cantare questo salmo è stato ed è un momento unico nella comprensione di ciò che significava e significa questa cittĂ  per la Storia della Salvezza. Celebrare è festeggiare. Festeggiamo la Pasqua del Signore. “Le feste sono celebrazioni di avvenimenti che sono ricordati e attualizzati dai fedeli in un clima di azione di grazie” (P. A.C.O. Souza). I giudei avevano diverse feste durante l’anno, tutte legate con la Storia della presenza di Dio in mezzo al popolo. I cristiani le celebrano ancora, a partire da Cristo. Da lì è sorto l’Anno Liturgico, il cui cuore è il Triduo Pasquale. E’ iniziato con la celebrazione della Pasqua che, accompagnando il calendario giudaico, veniva celebrata la prima domenica dopo la luna piena di primavera (emisfero nord). La festa veniva preparata da un digiuno che, con il tempo, è divenuto di 40 giorni, la Quaresima. In Gerusalemme la liturgia  assumeva una caratteristica unica: liturgia geografica. Le celebrazioni erano fatte nei luoghi dove era avvenuto il fatto storico della vita di GesĂą. Io stesso ho partecipato alla processione delle Palme uscendo da Betfage vicino Gerusalemme. E’ durata tre ore. Il centro era sempre la Basilica della Risurrezione – Anastasis – dove c’è il sepolcro da dove GesĂą è risorto. Questo modo di celebrare è passato poi a tutta la Chiesa. Una monaca spagnola, di nome EtĂ©ria, verso il 380 d.c., fece un pellegrinaggio in tutti i luoghi biblici. Racconta come venivano svolte le celebrazioni della Settimana Santa a Gerusalemme. Giustamente racconta questo aspetto di celebrare sui luoghi degli avvenimenti e terminare poi nella Basilica della Risurrezione. A partire da qui, questo modo di celebrare si sparse per tutta la Chiesa. La domenica delle Palme ripete questa scena esterna dell’entrata di GesĂą a Gerusalemme.

 

PietĂ  popolare e liturgia

 

Nei primi secoli la lingua della liturgia era accessibile al popolo. In questo tempo la pietĂ  e la spiritualitĂ  del popolo nascevano dalla liturgia. Le devozioni non erano ancora sorte. La devozione risiedeva nella partecipazione alle celebrazioni. Quando la liturgia si distanziò dal popolo per diventare una cosa dei sacerdoti mentre il popolo rimaneva distante, cominciò un culto molto forte verso l’umanitĂ  di Cristo. Sorsero così le devozioni del presepe, della Passione, e della Madre del Signore. Siccome la conoscenza era debole, facevano quello che era alla loro portata. E’ piĂą facile capire. Chi non capisce il dolore di GesĂą  e di sua Madre? E’ l’aspetto piĂą sensibile. In questo tempo si sviluppa il culto dei santi. In seguito è diventato il modo con cui le persone hanno vissuto la loro fede. Purtroppo l’evangelizzazione era molto debole. La devozione non esercitava la funzione di conversione. La devozione così intesa ha attraversato i secoli fino a noi.  Nella misura in cui approfondiamo la nostra vita liturgica, modifichiamo il nostro modo di comprendere la devozione. Essa non è un male ma ha bisogno di essere evangelizzata.

 

...a nostra volta!

 

Abbiamo anche il folclore religioso che è la devozione nella cultura popolare. Questo ha sostenuto la fede nel popolo durante i molti anni nei quali sono vissuti senza assistenza religiosa. E’ un modo di vivere la fede nella realtĂ  popolare, ma, molti religiosi che, con buona volontĂ  desideravano evangelizzare finirono col distruggere questa pietĂ  popolare. Hanno fatto della  Settimana Santa un momento solo per i liders. Questo era l’ultimo filo di unione, e la fede popolare si è raffreddata. Per questo occorre cercare di fare bene le nostre liturgie e creare modi per arrivare al popolo attraverso il popolare. Movimenti e devozioni che vengono da altri paesi aiutano, ma non possiamo uccidere la fede della gente. E’ un crimine. D’altro lato abbiamo bisogno di portare la liturgia fino al popolo perchè comprenda e celebri.

 


 
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