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I molti cammini del natale _ Articolo


n. 1289
Articolo
Pe. Luiz Carlos de Oliveira
Redentorista

I molti cammini del Natale

1351. Celebrare una memoria

Siamo all’inizio dell’Anno Liturgico con l’Avvento che significa  venuta e arrivo. Celebrare non è una riunione in cui avvengono alcuni riti, ma, dare vita a un avvenimento passato attraverso i simboli. Non si ripete un fatto come in un teatro, ma ci rendiamo presente ad esso. Possiamo dire che partecipiamo a tutto quello che l’avvenimento della salvezza ci ha portato, e riceviamo la sua forza redentrice.  Per fede siamo ancor più presenti ai fatti di coloro che lo furono  materialmente con la loro presenza, poiché il mistero si vive nella totalità di una adesione personale, non soltanto nella visualizzazione. Molti stavano con Maria e Giuseppe quando Gesù nacque, ma non videro e continuarono a dormire, poiché doveva essere notte. La stessa cosa accadde alla morte di Gesù. Molta gente stava lì. Chi ha accolto la sua morte come redenzione? I soldati erano presenti alla risurrezione; i capi dei sacerdoti constatarono il fatto, ma nessuno l’accolse. Celebrare memoria di un fatto, in modo particolare nella liturgia, è partecipare dell’avvenimento nella fede, ricevendo la grazia della salvezza e il rinnovamento della nostra anima attraverso il perdono e la santificazione. I simboli spiegano la grazia salvifica che ci è stata data. Simbolo è l’unione del visibile umano e dell’invisibile, la grazia divina. Per questo le celebrazioni  sono memoria dei fatti che sono densi di vita. Non è magia neppure superstizione. Per la fede viviamo il mistero della salvezza

1353. I cammini del Natale

Nel fare memoria degli avvenimenti del Natale, notiamo che ci sono molti cammini. Molta gente si mette in movimento in direzione del Bambinello che nasce a Betlemme. Il racconto può non avere precisione storica, ma ha la pienezza della fede. Non dipende solo da una conoscenza intellettuale, ma dall’accettazione nella fede. Vediamo il cammino di Maria e Giuseppe a Betlemme. Contempliamo la bellezza dei pastori che vanno a vedere il Bambino. Restiamo estasiati davanti alla semplicità della sapienza dei Magi che seguirono una stella che li portò fino a dove Lui stava. D’altro lato sentiamo invece orrore di Erode che manda emissari ad ucciderLo. Giuseppe e Maria  fuggono con il Piccolo verso l’Egitto. Questa ricerca sintetizza i sentimenti di cui ci dobbiamo fare carico quando parliamo del Natale. Si tratta di andare all’incontro, nella gioia di ricevere una buona notizia: “Ecco vi annuncio una grande gioia: è nato per voi un Salvatore” (Lc 2, 10-11). È sapienza cercarLo  quando si vedono i suoi segni nel mondo: “abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2). La scienza è un cammino per incontrare Dio. La sapienza  di chi passa da Lui è imparare a vivere nella totalità. Ma è necessario fuggire dal male per conservare viva la nostra fede come fecero i Magi. La società vuole  cancellare il Bambinello e dà perciò una falsa immagine del Natale con altri simboli, belli, ma vuoti.

1353. Venite adoriamo

Il punto di arrivo di tutti i cammini è il cuore amoroso di Dio che ci offre la Sua Immagine palpabile nel Bambinello di Betlemme. In Lui è tutta la grazia e la verità (Gv 1,14). Camminare seguendo la stella, che è il Bambinello, ci porta all’adorazione e al riconoscimento della Vita che ci è data. “In Lui era la Vita e la Vita era la luce degli uomini” (Gv 1,4). Stiamo adorando non solo quando diciamo belle parole, ma quando accogliamo la Parola. Accogliere è adorare. Adorare è deliziarsi di essere amati. Quando i bambini vanno al Presepio, i loro occhi mostrano tutto l’incanto che sentono. Incantarsi è amare. Il cammino verso Betlemme è l’amore.  Nella misura che amiamo continuiamo la memoria della presenza d’amore che celebriamo facendo il cammino che ci è stato offerto.



 
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