Home Pe. Luiz Carlos - Liturgia 2013 - Natale _ Anno A Omelia 4^ Domenica di Avvento_22.12.2013
Omelia 4^ Domenica di Avvento_22.12.2013




Resta un vuoto nel mondo, pur nel suo grande sviluppo, perchè ciò che viene dal cuore umano non riempirà mai la vita di nessuno. Dio si è fatto uomo. L’Emmanuele, il Dio Con noi, è colui che può riempire veramente i nostri cuori. Con Lui comincia un mondo nuovo, Lui è totalmente nuovo!


n. 1294
Omelia 4^ Domenica Avvento
22.12.2013


Aprile le porte ed entri il Signore

Il suo nome sarà Gesù

Il mondo era arrivato a un grande sviluppo. L’Impero  Romano  aveva eretto l’altare della pace dopo aver massacrato i popoli. Ma si sentiva il vuoto perché il cuore umano non si soddisfa né con la ricchezza né con il piacere né con la  vanità. Ciò che non viene dal cuore umano  non riempirà mai la vita. Il profeta Isaia indica la soluzione: “Ecco che la Vergine concepirà e darà alla luce un figlio, sarà chiamato Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi” (Is 7,14). Colui che viene nella carne umana, come uomo, riempie il cuore di ogni essere umano.  L’ umanità riceve la Divinità che l’eleva alla eternità. Stiamo contemplando la nascita di Gesù. Il salmo invita ad aprire le porte al Re della Gloria perché egli possa entrare. Questa domenica è orientata tutta verso la nascita di Gesù. Dio ha inviato suo Figlio che è nato, è passato per la vita e la morte, è risorto ed è stato elevato  alla gloria. La preghiera della messa invita a fare lo stesso cammino: con l’Incarnazione passare dalla Passione per arrivare alla gloria della Risurrezione. È un unico Mistero di Salvezza. San Matteo nel suo vangelo, racconta l’origine di Gesù. Parole semplici che riassumono in se tutta la storia. Usando le parole: Ecco come avvenne la nascita di Gesù,  richiama le prime parole della Genesi quando  narra la creazione, per indicare che con Gesù comincia un mondo nuovo. Lui è totalmente nuovo, ma appartiene alla famiglia di David e per fede è discendente di Abramo. Egli è la benedizione che è data a tutte le nazioni della terra (Gn 22,18). Il racconto dell’annuncio a Giuseppe presenta un insegnamento profondo: Il mistero di un uomo chiamato Giuseppe. Se da un lato Giuseppe entra nella storia della salvezza a lato di Maria nella nascita di Gesù, per un altro, è simbolo di ogni fedele che crede. È un uomo che non ha generato nella carne, ma ha generato nella fede per la salvezza.

Il suo nome è la sua missione

Con parole semplici san Matteo ci insegna come è avvenuta l’Incarnazione. Dio voleva essere umano, come spiega S. Paolo proclamando lo svuotamento  da ogni apparenza di Divinità. Il suo nome, Gesù, in ebraico Jehô-jeshû‘a, vuole dire, il “Signore è Salvezza”. Egli entra nella storia dell’umanità attraverso un popolo, Israele, di una tribù, quella di Giuda, nella famiglia di David che aveva la regalità, nacque da una Vergine, poiché è Figlio dell’Altissimo. Dio  ha avuto totale fiducia nell’essere umano per inviare suo Figlio a  realizzare la Sua missione. L’Uomo Dio Gesù di Nazareth, è chiamato intanto figlio di Giuseppe il carpentiere e di Maria. Giuseppe era un uomo giusto, che vuol dire che  capiva le cose di Dio e sapeva ascoltarlo. Perché l’Angelo gli parla in sogno? È un modo di spiegare che è nella notte della fede che comprendiamo  la luce di Dio. Non possiamo dire che sia facile. L’apparizione dell’Angelo insegna anche che Dio parla nell’interiore quando siamo mossi dalla fede.

Il Natale è una missione

Giuseppe e Maria ricevettero la missione di aprire il cammino per l’arrivo dell’Emmanuele. Dio con noi. Paolo è scelto per annunciare il Vangelo di Dio. Il Natale che celebriamo non è soltanto memoria di un avvenimento Divino, ma è una missione che vuole portare a tutti la conoscenza del Dio Con Noi affinchè  diventiamo anche Uomini e Donne come Lui, che assumono la Divinità che ha abitato nella nostra Umanità. Siamo chiamati a fare il cammino della conversione, a vedere le miserie spirituali e umane che fanno soffrire il popolo e a cercare soluzioni. Che il Natale faccia di noi una benedizione per il mondo.

Letture: Is. 7, 10-14; S. 23; Rm 1, 1-7; Matteo 1, 18-24



 
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