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Omelia 3^ Domenica di Avvento 2016



nº 1604

Omelia 3^ Domenica di Avvento

(11.12.16)

 Pe. Luiz Carlos de Oliveira

 Redentorista

 Aspettando il Natale del Signore

La profezia si realizza

La preghiera dell’Eucaristia odierna ci invita a  rivolgerci al mistero della Venuta del Signore. La seconda venuta di Cristo ci stimola ad orientarci verso la prima quella della notte del Natale. Il Signore viene sempre verso di noi per incontrarci. Tante profezie annunciarono e descrissero dettagliatamente la sua venuta tra noi. L’ultimo profeta dell’Antico Testamento attesta che Lui è presente. Nella liturgia siamo invitati a celebrare questa venuta. Preghiamo . “Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa' che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza”

Celebrare non è solo ricordare ma attualizzare questi avvenimenti affinché ci fortifichino per vivere il mistero nella vita. La celebrazione ci esorta sempre a vivere ciò che celebriamo. La realizzazione delle profezie si avvera anche nelle azioni del Messia. Isaia anima il popolo a rialzarsi dalla sofferenza per vedere come Dio lo fortifica. Dio va loro incontro. Gesù realizza concretamente questa trasformazione. Giovanni Battista per avere la conferma se Gesù fosse veramente il messia gli manda discepoli a domandare: “sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11,3). Gesù non risponde con parole bensì con dei gesti: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo” (Mt 11, 4-5). Gesù inoltre tesse un grandioso elogio per Giovanni dicendo che lui è un profeta vero e il maggiore tra i nati, ma minore di uno qualsiasi del Regno. Il minore è Gesù che è più grande di Giovanni.

E’ venuto a salvare il popolo

La venuta di Gesù nel mondo è stata per donare la salvezza, cioè per aprirci il cammino della comunione con Dio nel perdono totale dei peccati: Questa salvezza porta grande gioia. Ed è quello che dice il profeta nelle sue profezie: “si apriranno gli occhi dei ciechi e le orecchie dei sordi, lo zoppo salterà come un cervo e si scioglierà la lingua dei muti” (Is 35, 5-6a). Tutti i sensi dell’uomo saranno raggiunti dal rinnovamento che Dio darà. Il salmo riferisce le stesse parole ricordando la misericordia ai sofferenti (S 145). La liberazione sociale e politica diventa simbolo della liberazione spirituale quando Gesù dona ad essa il senso del Regno che libera  tutta la persona. Qui incontriamo un fondamento per un progetto di evangelizzazione e di pastorale: curare tutto l’uomo, soprattutto i più abbandonati. Gesù dà poi un segno per questa sua missione: “I poveri sono evangelizzati” (Mt 11, 4-5). Questo è il Regno di Dio tra noi. Gesù è colui che doveva venire. E aggiunge: “Beati colui che non si scandalizza a causa mia” (id 6). Se questo non ci piace è perché Gesù ci “scomoda”. Questa è la vera politica.

Restate saldi

Il profeta esorta a restare saldi: “Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti… coraggio… Egli viene a salvarci” (Is 35, 3-4). E Giacomo ci sostiene: “siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina” (Gc 5,8). La venuta di Gesù nel Natale ci stimola a spogliarci di tutto quello che possa oscurare la sua rivelazione. Ora invece la preoccupazione di molti nella chiesa è un po’ lontana dal Bambino Gesù. Ma Lei ha il Glorioso che verrà a chiederci cosa abbiamo fatto per i poveri. Abbiamo bisogno dunque di una conversione che ci tolga dalla esteriorità della vita per andare in fondo al cuore di chi soffre. Che la scuola di Betlemme non si chiuda per noi.

 

Letture: Is.35,1-6ª.10; Salmo 145;Gc: 5,7-10; Mt. 11,2-22




 
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