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Italia - Tu scendi dalle stelle e Fermarono i cieli

 

 

 TU SCENDI DALLE STELLE

 

canto italiano

 

 Scritta nel 1754 da Sant'Alfonso Maria de Liguori a Nola, provincia di Napoli.

Persino Giuseppe Verdi asseriva che il Natale non sarebbe piu’ Natale senza i versi e la melodia di questa famosa pastorale di  Sant’Alfonso Maria de Liguori .

Il santo si trovava ospite presso don Michele Zambardelli quando la compose, ma fu data alle stampe solo l’anno successivo. Sant’Alfonso scrisse di getto su un pezzo di carta le note del canto, eseguendole poi al clavicembalo destando la meraviglia dello stesso don Michele che gli chiese di poter copiare a sua volta la canzone. Nonostante il divieto posto dal santo che ne considerava prioritaria la stampa, il sacerdote, approfittando dell’assenza del Santo, impegnato in chiesa per una predica, sali’ nella sua stanza e ricopio’ il manoscritto, mise il foglio in tasca e scese nel coro. Non aveva fatto i conti, pero’ con la straordinaria capacita’ di  profezia di Sant’Alfonso, il quale, fingendo di non ricordare la successione dei versi mentre insegnava la sera la canzone ai fedeli, mando’ un chierico da don Michele a chiedere il foglio che egli custodiva tanto gelosamente nella sua tasca.

Il periodo in cui il santo visse e scrisse, era la Napoli del 'Settecento, che divenne il centro della vita musicale nel periodo a cavallo tra il settecento e l'ottocento. Il santo stesso contribuì con i suoi canti popolari, alla nascita della musica sacra napoletana.

Comunque sembra ormai comprovata la derivazione della musica di questo canto dall'opera di Haendel : Il Messia, nell'aria denominata : He shall feed his flach. Ma a sua volta lo stesso Haendel che viaggiò molto in Italia, può essere stato influenzato dalle armonie popolari che vi incontrò.

 

Il testo italiano:

 Tu scendi dalle stelle o Re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.

O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar.
O Dio beato!
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.
Ah! Quanto ti costò l'avermi amato.

 

A te che sei del mondo il Creatore,
mancano  panni e  fuoco, o mio Signore.

Mancano  panni e  fuoco, o mio Signore.

Caro eletto pargoletto, quanta questa povertà
più mi innamora, giacchè ti fece amor povero ancora.

Giacchè ti fece amor povero ancora.

Tu lasci del tuo Padre il divin seno,
per venire qui a tremar su questo fieno;
per venire qui a tremar su questo fieno.

Caro eletto del mio petto, dove amor ti trasportò!
O Gesù mio, perchè tanto patir, per amor mio...

 

 

la versione napoletana

 

La versione dialettale presenta immagini più immediate, soffuse di un caldo e affettuoso lirismo, rispetto alla traduzione in lingua italiana 

 

Quanno nascette Ninne

Quanno nascette Ninne a Bettelemme
era notte e pareva mezzo juorno.
Maje le stelle lustre e belle
Se vedettero accussì
E a chiù lucente jiett’a chiammà
Li Magge e l’Uriente
De Pressa se scetaiono
L’aucelle de na forma tutta nova.
Pensi a grille coli strille.
E zombanno acca e a là,
è nato, è nato decevano
lo Dio che si c’acriato.
A meliune l’angiule calane
Co chiste se metteten’a cantare
Gloria a Dio, pace’ n terra,
nucchiù guerra, è nato
già lo Rè d’amore
dà priezza e pace

 

altra melodia natalizia di Sant'Alfonso è:

Fermarono i cieli
 
1. Fermarono i cieli la loro armonia
cantando Maria la nanna a Gesù
Con voce Divina la Vergine bella
Più vaga che stella cantava così:

Rit.:  Dormi dormi fa la ninna nanna Gesù
Dormi dormi fa la ninna nanna Gesù.


2. La luce più bella negli occhi brillava
Sul viso sembrava Divino splendor
La madre felice di un bimbo Divino
Gridava il suo amore cantando così:

 
 
 
 
 
 
 
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