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Omelia 3^ Domenica di Pasqua (18.4.2021)





I cattolici non credono in un morto, per quanto illustre! Ma in un Vivente grandioso. E noi siamo coloro che hanno creduto anche se non hanno visto. Crediamo in Coloro, gli Apostoli, che furono i testimoni oculari dei fatti della Risurrezione di Gesù Cristo.

nº 2058

Omelia 3^ Domenica di Pasqua (18.04.21)

Pe. Luiz Carlos de Oliveira

Redentorista

Sono proprio Io!

Aprì la  loro intelligenza

Nel Tempo Pasquale abbiamo 50 giorni per poter penetrare la conoscenza di Gesù Risorto. I discepoli abbero difficoltà nel riconoscere Gesù dopo la sua morte e sepoltura. Qui è la prova che non inventarono la Risurrezione, poichè erano impauriti della sua presenza nei primi momenti. Gesù si pone in mezzo a loro. Arrivarono a pensare perfino che fosse un fantasma. Gesù si  identifica subito mostrando loro le sue mani e i suoi piedi (con le relative piaghe). Il Risorto ha un corpo come aveva prima quando era tra loro. La gioia era talmente tanta che non credevano ... per provare la sua realtà Gesù chiede qualcosa da mangiare. Gli diedero un pezzo di pesce arrostito che Egli mangiò davanti a loro. E disse: Io sono lo stesso! (Lc 24.41). Gesù resta lo steso. Mangiare è prova di un essere vivente. Così saremo anche noi. Non bastava credere che era vivo, ma Egli dovette toccare la loro intelligenza perchè potessero entrare nella nuova vita e nella nuova conoscenza di Gesù: “Aprì loro la mente” (id 45).  Non era necessario solo vederLo ma comprendere la Scrittura. A partire da questa, comprendere ciò che vi si diceva su Gesù. Per questa loro comprensione di allora, anche noi oggi possiamo capire. È il risultato della missione ad essi affidata. Passarono così ad essere testimoni audaci di un Vivo. Noi non abbiamo una religione di un morto illustre, ma di un grandioso Vivente. Il grande problema che abbiamo è non considerare Gesù come un vivo e in quanto tale come fondamento della nostra vita. Credendo in un Vivente, siamo testimoni. Io mi domando perchè non riusciamo a convincere. Cos’è che manca in noi? Cosa manca negli altri? Siccome non Lo vediamo non Lo comprendiamo? Un cammino sarebbe accettare e comprendere la testimonianza che danno di questo Vivente. Credere nella testimonianza degli Apostoli e dei loro discendenti.

Annuncio nella verità

Gesù aprì loro la mente per comprendere le Scritture. È in esse che incontriamo la spiegazione del momento della Risurrezione. Pietro spiega: “Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati” (At 3, 18-19). Leggendo i racconti degli Atti degli Apostoli pensiamo che tutto è avvenuto in uno scatto. Penso invece che la buona novella è stata lenta, ma convincente e trasformatrice. Gli apostoli dovevano anch’essi credere. Per questo possiamo anche noi darci il tempo per capire adagio. Paolo stesso ha passato un tempo abbastanza lungo nelle comunità nabatee del deserto ( Gl 1,17) per approfondire la sua risurrezione spirituale. Esaminando le nostre condizioni attuali della nostra fede, dobbiamo cercare di capire e accettare con più coraggio la testimonianza degli Apostoli. È bello vedere che noi, che non abbiamo visto, crediamo con la stessa fede. Essa ci fa credere e vedere. Così si può fare un cammino più chiaro.

Gesù il difensore

Obbedendo ai comandamenti, sappiamo di conoscere Dio. Gesù sarà sempre il difensore quando pecchiamo: “Se qualcuno pecca, abbiamo presso il Padre un Difensore. Gesù Cristo”. “Se custodiamo la sua parola, l’amore di Dio è pienamente realizzato” (1 Gv 2. 1-5). La fede nella Risurrezione di Gesù realizza la nostra risurrezione spirituale, che precederà la nostra risurrezione in Dio. La spiritualità vissuta nella fede e nella celebrazione ci rinnova e ci fa diventare testimoni della risurrezione, come un mistero che si realizza nell’oggi di Dio. Gesù si manifestò nell’ottavo giorno, che per noi è il giorno della celebrazione. Si manifesta a partire dal pane. È un gesto che diventa abitudine di vita. Con la nostra fede assumiamo anche la risurrezione del mondo, che si attua nella celebrazione e negli atti d’amore.

Letture:At.3,13-15.17-19;Salmo 4;1Gv 2,1-5;Lc.4,35-48




 
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