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Cambiare, la nuova parola d'ordine






C A M B I A R E

La nuova parola d’ordine

 

Le risposte che la religione cattolica ha da dare alle eterne domande dell’uomo sono sempre le stesse. La religione cattolica predica Gesù Cristo: ieri, oggi e sempre lo stesso

Evoluzioni ci sono nella comprensione delle risposte, perché sono in riferimento a una Persona Infinita (Gesù), la cui conoscenza non sarà mai consolidata ma sempre: “In compimento”. In un perenne approfondimento! Ciò implica una continua conversione come un adattamento sempre più preciso alla verità che abbiamo davanti. Conversione frutto della ricerca dell’intelligenza accompagnata dell’accoglimento di una Rivelazione, quella di Gesù,  che precisa il senso delle cose. In ambito Cattolico, post-Conciliare, questo si chiamava (più o meno): Formazione continua!

Perché, dunque, dare corso alla parola CAMBIAMENTO?

Questa parola evoca nel pensiero, il passaggio da un certo (provato) ad un incerto (da verificare), e questo getta chiunque nella precarietà

Il cambiamento: perché? A chi fa comodo? A quale scopo?

Il cristiano (ogni fedele anche di altre religioni), nella ricerca costante sulla sua fede, non può procedere all’infinito. Ad un certo punto deve fermarsi. E tale invito è consigliato anche da Dio, vedi il salmo 45,11: Fermatevi e sappiate che io sono Dio!

Fermarsi per scegliere chi si vuole essere: se un Figlio o un mercenario. Se un sapiente o un incerto perenne, spesso anche davanti all’evidenza, e questa è ostinazione.

Cambiare guidato da un finalismo. La meta è sempre ciò che dirige il cambiamento. La meta è diventare sé stessi, diventare pienezza di noi stessi.

Nel mondo cattolico questo cammino di “cambiamento” è chiamato: personalizzazione. Con esso, attraverso gli avvenimenti della nostra vita collaboriamo col Creatore alla creazione di noi stessi, secondo le potenzialità di quello che siamo e secondo ciò che vogliamo essere. Prendo in carico me stesso.

Cambiamento come maturazione (costante) che non mi deve portare ad essere “un altro pressoché sconosciuto”, ma a riconoscere sempre più me stesso in ciò che penso e faccio. È come un prendersi in mano di volta in volta.

È un modellare questa nostra “santa materia”, attraverso le facoltà dello spirito, in collaborazione con quella mano invisibile che ci conduce.

Cambiamento come processo di maturazione che deve portare al riconoscere in me una “casa”, un luogo abitato da una divinità che prende dimora nel mio cuore e scrive in esso la sua parola, la sua legge, e questa parola e questa legge sono: Amore.

L’uomo è costruito a immagine di Dio che è Amore. L’Amore dice e chiede: Relazione. Sono un io e un Tu in dialogo, in cammino, e in comunione.  Questo Tu che mi abita, che abita ogni persona, è anche il “proprietario” del progetto che mi riguarda, deciso con il mio assenso.

Sradicare questo progetto dalle mani dell’architetto, facilmente porta a snaturare me stesso, a diventare, appunto, un altro pressoché a me sconosciuto! E questo tipo di cambiamento è diventare: bestie umane. Il cambiare, dunque, non è un potere che può essere lasciato alle sole mani umane. Richiede collaborazione tra esse e le Mani Divine che mi hanno plasmato e hanno plasmato il “Progetto Uomo”!

La Redattrice del sito

luglio 2021



 
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Musica di sottofondo estratta da "Deus Caritas Est" Composta e Prodotta da Roberto Bonaventura